Backwater e rientro

30 novembre – Kumarakom – Backwater

 Trasferimento in tutto relax dallo Shalimar a Kumarakom. La classe non è acqua e l’autista era in linea con l’auto: lusso sfrenato.

Adesso siamo sulla houseboat che ci ospiterà fino a domattina facendoci navigare in queste acque interne circondate da risaie.

Per il momento, sono le 14,30 e abbiamo appena finito di pranzare, il percorso è un po monotono anche perchè il clima di questi giorni non aiuta: grigio omogeneo.

Questa barca, sulla quale siamo le uniche ospiti con 3 persone di equipaggio, è una delle tante imbarcazioni che solcano queste acque con giri anche solo giornalieri. Purtroppo, o per fortuna se la mettiamo sul piano dell’esperienza, sto finendo alla grande questa scoperta dell’India. Una sistemazione più sporca di così non l’abbiamo mai avuta, neanche la tenda del Peryiard mi ha fatto così schifo. E domani, quando sbarchiamo, cominceremo senza sosta il viaggio di rientro per l’Italia: martedì mattina quando arriverò a Venezia sarò uno straccetto puzzolente.

 

1 dicembre – Kochi e rientro

 Confermo la prima impressione dell’esperienza navigazione nelle acque interne: meglio una gita in giornata. Questa laguna, per chiamarla con un termine nostrano, è sicuramente piacevole da navigare ma le sistemazioni sulle barche sono squallide e, soprattutto, non vale la pena passarci la serata/nottata perché alle 6 di sera è buio, ci si deve chiudere dentro per via delle zanzare e perché gli attracchi sono in punti da dove può entrare di tutto, topi compresi, sicché l’equipaggio chiede che tutto venga chiuso accuratamente: a questo punto ti chiedi cosa ci faccio qui e chi me l’ha fatto fare. Una piccola galera fino al mattino successivo quando non vedi l’ora di sbarcare. E poi, quando sbarchi, l’organizzatore, che è venuto a prenderti, ti invita pure a casa sua e non puoi inventarti niente perché vieni letteralmente sequestrata. Bene, casa sua è ancora più sporca della barca e così quando, alla fine della visita, sua moglie ti fa trovare delle tazze di quel tè dolcissimo e con il latte subentra l’autodifesa e dici “no, grazie. Adesso devo proprio andare e poi a quest’ora non prendo proprio niente” e lo lasci li con le sue tazze di tè fregandotene del fatto che venga considerato molto maleducato. E bè, non siamo mica nati per soffrire. Ti ho pure pagato!

Aggiungo un piccolo particolare: sia durante l’accoglienza all’arrivo che nella fase dei saluti con visita in casa il nostro non ha smesso un attimo di mettersi le dita nel naso e aggiustarsi quelle parti tipicamente maschili sotto il cavallo dei pantaloni. Il mio saluto alla fine è stato rigorosamente indiano: mani giunte davanti al petto e “namaste”. Gli fosse mai venuto in mente di darmi la mano!

 

Finalmente possiamo partire per la visita di Kochi, o meglio della parte chiamata Fort Kochi. Molto turistica. Personalmente non l’ho trovata un granché. Forse la gente ci passa per poi raggiungere spiagge vicine o come base per visite all’interno o navigare nelle backwaters.

Dato che dobbiamo tirare sera per prendere l’aereo che ci porterà a Delhi, ci facciamo portare anche in un albergo per passarci un paio d’ore tranquille. Purtroppo quando l’abbiamo deciso non eravamo vicino a nessun albergo decente e così per tornare nella zona giusta il nostro driver odierno ci fa provare anche l’emozione del traghettino che fa risparmiare una 15na di chilometri attraversando un tratto di laguna. Non ci facciamo mancare nulla.

Anche l’albergo scelto non sarà un granché, però ci consente di entrare in fibrillazione perché potendo collegarci alla posta con wifi scopriamo che è arrivata una mail della Air India dove si dice che il volo per Delhi è stato, per la seconda volta da quando l’abbiamo acquistato, posticipato: da una prima partenza alle 18:00 era passato alle 20:00 e adesso alle 21:30. Peccato che il nostro volo da Delhi per Zurigo parta alle 2:00 e il Kochi-Delhi sia un volo di 3 ore più il ritiro bagagli. Se tutto fila liscissimo arriviamo al check in alla 1:00 sapendo che il volo viene chiuso alle 12:50. Ma proprio se tutto fila liscissimo.

Alla fine ce la faremo grazie ad una azione combinata, Daniela corre al check in per avvisare che ci siamo e che ci aspettino, mentre io aspetto i bagagli e la raggiungo correndo come una matta con le due borse al traino lungo corridoi, ascensori, guardie che creano file da tutte le parti per controlli su controlli mentre io ripeto come una matta “I am late!!!”. Un bagno di sudore. Il volo era già chiuso, perché naturalmente quelli di Air India, che ci avevano garantito di aver avvisato Swiss, non avevano fatto un bel niente, però al check in non hanno avuto il coraggio di tenerci a terra e così abbiamo ripreso la nostra corsa verso il gate passando tutti i successivi controlli sempre con aria forsennata. Però prima di salire ci siamo concesse anche una pipì. Io avrei avuto bisogno anche di una doccia.

 

2 dicembre – Venezia

Sono le 8:30 e all’uscita dall’aeroporto ci sono i nostri mariti ad aspettarci con i nostri cappotti. Ce l’abbiamo fatta.

 

Conclusioni

Sono molto contenta di aver fatto questo viaggio, lo volevo da un po’ e finalmente ci sono arrivata. Soprattutto sono contenta di esserci arrivata per tempo, prima che anche l’India diventi un paese pulito e omologato al nostro modo di vivere.

Non so  dire se “India mon amour” può diventare il titolo di questo diario. Ci devo meditare ancora. Di sicuro non è un posto dove, come mi capita spesso, penso che vorrei viverci per un po’ per entrare meglio nelle abitudini locali e comprendere il paese. No, in India no. L’ho vissuta da spettatore e tale rimango.

Metto anche una chiosa a proposito di come io intendo un viaggio.

Qualcuno ha commentato dicendo che per andare a giocare a golf in India tanto valeva andare a Rapallo.

Ecco, intanto il golf di Agra non è esattamente come quello di Rapallo, soprattutto per quanto riguarda la club house e i servizi, e poi per me andare a un golf in India significa fare quello che un turista mordi e fuggi non può permettersi. Un turista che è organizzato da un tour con una guida che lo porta dall’hotel al tempio e dalla passeggiata in elefante, come da dépliant, a quella sul cammello, che è talmente finta da sembrare un set cinematografico. Per me tutto questo non ha proprio niente di magico e preferisco vivere la realtà di un paese, nel bene e nel male, compresa la sporcizia, la povertà e un campo da golf locale.

 

 

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