NEW ZEALAND 2017 – Auckland

3 gennaio 2017 – martedì e mio compleanno (69)
Giornata di viaggio. Un po’ faticosa. Siamo stati in ballo tutto il giorno per fare da Hobart a Melbourne e poi da Melbourne a Auckland. Purtroppo un diretto non esiste. Peccato perché in linea d’aria la distanza tra Hobart e Auckland e più o meno la stessa che Melbourne – Auckland e quindi sarebbe bello poter risparmiare il tragitto Hobart – Melbourne. Confusione? Leggere attentamente.
In più, per rendere la giornata ancora più faticosa, non avendo fatto il check in online per il secondo volo perché la sera prima eravamo fuori a cena e abbiamo fatto tardi, abbiamo beccato una addetta al check in di Melbourne proprio odiosa che, oltre a non avermi trovato nessun posto corridoio, ci ha messo in fila 12, quella con dietro l’uscita di sicurezza e quindi con i sedili non reclinabili! Un volo di m.
Arriviamo a Auckland a mezzanotte e usciamo dall’aeroporto alle 00:30 del 4 gennaio.
Comunque fino ad ora tutti i voli sono stati puntuali e, soprattutto, i nostri bagagli sono sempre spuntati sani e salvi ad ogni riconsegna.
Ci va bene anche l’operazione “recupero auto” del Luigi parcheggiata da Davide all’aeroporto di Auckland alle 2 del pomeriggio prima di partire per Sydney. Un incastro fantastico. Mentre eravamo all’aeroporto di Melbourne e Davide in partenza per Sydney, ci siamo scambiati messaggi con le indicazioni del parcheggio: auto aperta e chiavi lasciate nel cassetto del cruscotto. Non so se a Napoli l’avremmo ritrovata.
Carichiamo i bagagli, aggiustiamo il tom tom senza il quale non so come avremmo fatto, e partiamo per il nostro albergo in città. Alle 2:30 siamo a letto.
Il nostro alloggio, che per fortuna è solo per le prime due notti, è piuttosto squallido. E’ uno di quei residence , come ce ne sono molti qui, con 20 piani di piccoli appartamenti arredati con moquette, pesanti tende di velluto, divani, sempre rivestiti in velluto e luci fredde da sala operatoria. Tutta sta moquette e questo velluto sarebbero fonte di grande interesse per l’ufficio d’igiene.

4 e 5 gennaio 2017 – mercoledì e giovedì
A questo punto concentro il diario perché le giornate saranno più lente e ripetitive.
Intanto il 4 mattina ci siamo svegliati alle 10 e mezzo, ma ci voleva perché eravamo veramente stanchi.
Usciamo a far colazione perché il posto mette tristezza solo a guardarlo, figuriamoci se ci viene voglia di preparare anche solo un caffè. E siamo proprio fortunati perché capitiamo in un posticino affollato di giovani che riempiono i tavolini sorseggiando caffè, cappuccini e cioccolate varie serviti in vasetti di sottaceti o marmellate recuperati, ci sono dolci e dolcetti o veri ricchi breakfast. Noi ci limitiamo al caffè con muffin e approfittiamo della connessione internet gratuita e perfetta. In albergo un sacco di difficoltà con un processo lunghissimo per arrivare ad avere la connessione e qui tutto semplice.
Bene, adesso possiamo cominciare la giornata. In primis ci dobbiamo fornire di Sim locale. Alla Vodafone c’è una coda lunghissima ma scorre veloce e troviamo un ragazzo gentilissimo che ci consiglia il tipo di contratto. Tutto fatto.
Poi passiamo anche alla sede Emirates per chiedere dove dobbiamo andare esattamente a ritirare le sacche, ci confermano che sono arrivate, sono in un deposito all’aeroporto e ci andremo domani mattina con comodo. Ci siamo in effetti andati il giovedì mattina ed è stata un po’ lunghetta con la burocrazia neozelandese che è tutta rivolta alla sicurezza dal punto di vista dell’igiene: ci hanno persino chiesto se le mazze da golf erano state lavate prima della spedizione!
Prima di partire eravamo preoccupati per la quantità di medicine che si siamo dovuti portare, perché tra tutti e due sono circa 10 pastiglie al giorno per 90 giorni e potevano accusarci di traffico di droghe, invece, dato il passaporto italiano, la loro preoccupazione è stata che non avessimo con noi “salami e formaggi”. Forti.
Il 5 mattina ci trasferiamo allo “studio” affittato per i prossimi 10 giorni. E’ sul porto e scopriamo che è proprio nel complesso dove siamo stati 3 anni fa a trovare un nostro amico che in quel momento abitava ad Auckland. Molto comodo, carino e ben attrezzato con il vantaggio di un parcheggio sotterraneo compreso nel prezzo, un extra molto gradito in una città come Auckland dove normalmente il parcheggio costa almeno 20 dollari al giorno.
E veniamo a parlare di Auckland. Sta cambiando molto velocemente. Quando siamo tornati tre anni fa, dopo averla conosciuta nel 2000, l’avevamo trovata già molto cambiata con un passaggio da tranquilla cittadina molto genuina a gradevole piccola metropoli. Oggi è molto più simile ad una grande metropoli e lo sta diventando sempre di più, ci sono cantieri ovunque e nel giro dei prossimi due-tre anni tutto cambierà aspetto, soprattutto nella zona del porto. Non penso che ci tornerò una quarta volta e mi dovrò accontentare di scoprire in internet come sarà la nuova Auckland. Anche se in realtà non credo che mi piacerebbe più. Qui, al contrario di Perth, sono ormai molti di più i grattacieli dei parchi.
In questo momento tra l’altro la città è in assetto “ferragostano”, come essere a Milano il 15 agosto. Vedremo la prossima settimana.

6 – 7 e 8 gennaio 2017 – venerdì, sabato e domenica

La prima sera ci siamo subito fatti un “amarcord” andando sui moli del quartiere Wynyard a cenare ed il giorno dopo pranzando al Fish Market. Adesso dobbiamo scoprire cosa c’è di nuovo.
Intanto abbiamo già trovato nel quartiere di Britomart un localino grazioso con coperte di lana sul bracciolo di ogni sedia (e in quel momento ci volevano) dove io ho ordinato un piatto con un nome di fantasia senza sapere bene cosa fosse: era un meraviglioso piattino di pezzi di zucca al forno, servita con buccia compresa, tocchetti di pane abbrustolito e feta. Io queste cose, accompagnate da un bel bicchiere di vino bianco fresco, le gusto più di un’aragosta. Ago rabbrividisce ma i gusti sono gusti.
Il tempo purtroppo non ci assiste come ha fatto 3 anni fa ed è molto più simile a quello della prima volta che sono venuta, alla fine del ’99 quando ho dovuto comprarmi una bella giacca di pecora per ripararmi dal freddo. In realtà non è sempre freddo, quando c’è il sole è piena estate ma basta girare l’angolo e beccare contemporaneamente ombra e vento per ghiacciare all’istante.
Pare che al nord, dove andremo, sia molto più caldo e stabile. Luigi e Irene ci parlano di 26° e bagni in mare. Ma me lo aspettavo e il buon clima non fa parte del mio pacchetto Auckland.
Il 6 pomeriggio siamo andati a Browns Bay, una ventina di chilometri a nord di Auckland, a trovare i nostri amici francesi Babeth e Philippe, che ormai vivranno qui la maggior parte del tempo per restare vicino al figlio e al nuovo nipotino. In questo momento sono in attesa che si liberi la casa che hanno preso in affitto e stanno facendo i dog sitter nell’abitazione di una famiglia che è in vacanza a Brisbane in Australia. Facciamo con loro una bella camminata lungo il mare, scoprendo coste e spiagge niente male e, soprattutto, magnifiche ville. Auckland, oltre a crescere come città, si sta espandendo sempre più.
Ceniamo da loro e prima delle 10 di sera, ancora con la luce, rientriamo nella nostra casetta.
Il sabato non ci smentiamo e cerchiamo un mercato. Ne troviamo uno piccolino, sempre a Britomart. Qui più che vendere prodotti vendono cibo già pronto, così trovi chi impasta e prepara pani e panini, i cinesi che cuociono strane polpettine , il messicano con le sue carni piccanti. Troviamo comunque delle buone albicocche e un bel pane pieno di semini.
La sera siamo a cena da Max e Tatiana. Ex skipper di Prada ed ora consulente del team New Zealand, lui e Tatiana, con i due bambini, staranno qui fino a marzo prima di spostarsi alle Bermuda per la prossima Coppa America. Sono veramente molto carini e con Ago ripercorrono il periodo della storica Coppa America del 2000.
Max ci prepara un magnifico risotto e brindiamo alla bella rimpatriata. Combinazione erano qui anche quando siamo venuti 3 anni fa e sta diventando una bella consuetudine ritrovarsi. Chissà dove la prossima volta?
Oggi, domenica, abbiamo fatto una gita all’isola di Rangitoto (attenzione, si dice Ranghitoto se no i puristi si arrabbiano). Siamo andati con Babeth e Philippe e dei loro amici locali. Una bella confusione di lingue, già sono lontanissima dal riuscire a mettere in pratica quel poco di inglese che so, se poi devo passare dal francese all’inglese è finita.
Ci siamo imbarcati con freddo e un cielo grigio malaugurante, poi man mano ci siamo tolti gli strati di giacche e golf. Noi naturalmente, perché i kiwi locali sono partiti in camicia o maglietta e così sono rimasti. Rangitoto è un vulcano spento e per raggiungere la cima con il cratere c’è una bella camminata, anche in salita naturalmente ma questa volta ce l’ho fatta. La vista del golfo è magnifica. Bisogna dire che anche Auckland non scherza come posizione geografica e il golfo di Hauraki mi ricompensa per la camminata.
Ci facciamo un bel picnic con i panini portati da casa, sull’isola non c’è nulla, e poi prendiamo la strada del ritorno.
Questa sera riposo. Per domani abbiamo prenotato un golf a Devonport ed è meglio essere in forze.

9 e 10 gennaio 2017 – lunedì e martedì
Il lunedì, come previsto, giochiamo a Devonport con i Guilleminot. Il campo non è niente di particolare, piatto e abbastanza monotono ma comunque una bella giocata a golf non ci sta mai male.
Alla fine del percorso solita birretta, peccato che non abbiano nulla da mangiare e io, assetata, me la bevo come fosse un bicchier d’acqua. Bene, poi salutiamo Babeth e Philippe e aspettiamo Giampiero, un amico di Luigi e Irene che abita a Devonport, che ci fa strada fino a casa sua dove ci offre un Gin & Tonic, sempre senza mangiare nulla. E io di nuovo me lo bevo con gran piacere. Per fortuna la terza visita, a casa di Paolo e Raffaela, altri amici di Luigi e Irene, è a base di acqua. Comunque il martedì ho avuto qualche problemino.
Tutto il giro di visite, a parte il piacere di conoscere questi amici italiani che per un motivo o per l’altro hanno casa qui, è stato organizzato anche per accompagnare altri due amici chioggiotti, recuperati all’arrivo del traghetto a Devonport, a ritirare da Paolo due chitarre che useranno in barca con Luigi durante i prossimi 10 giorni.
Vedendo i luoghi e le case dove vivono questi amici italiani viene veramente voglia di pensare ad un trasferimento, se non fosse per il clima. Chissà come mai non è facile trovare l’abbinamento paesaggio naturalmente bello, ben curato e con un impatto ambientale gradevole con un clima stabile e gradevole.
Dove il clima è buono, tipo mediterraneo, si trovano sì i paesaggi belli ma quasi sempre poco curati, troppo e mal costruiti, con un impatto ambientale sgradevole; dove si soffre per un clima imprevedibile, spesso freddo e ventoso, tutto il resto è assolutamente gradevole.
C’è da farci uno studio.
Il martedì, come ho detto, ho scontato le bevute del giorno prima. Al mattino abbiamo fatto un paio di escursioni a Mission Bay, una spiaggia quasi cittadina, ed a Mount Eden, una montagnetta in centro città con un parco molto bello. Quando dico parco è proprio parco con una vegetazione spettacolare, per intenderci niente a che vedere con la montagnetta di San Siro. Anche se le dimensioni potrebbero essere quelle.
Io comunque non ero in vena di grandi camminate e anche il tempo non è stato dei migliori, quindi diciamo che ho solo dato un’occhiata.
Nel pomeriggio siamo stati a conoscere il figlio di Babeth e Philippe, David, ed il suo piccolino di 7 mesi, Django. David vive qui da ormai 15 anni ed è un osteopata, così Ago ne ha approfittato per fissare un appuntamento con lui e farsi trattare il collo che continua a dargli dei problemi di rigidità. Tutto si incastra perfettamente.
Una curiosità a proposito di Django, la sua mamma è una bella ragazzona neozelandese e lo ha partorito in casa, praticamente in bagno, aiutata da David perché il parto è successo così in fretta che la levatrice non ha fatto in tempo ad arrivare! Difficile da immaginare da noi.

11 – 12 e 13 gennaio 2017 – mercoledì, giovedì e venerdì
Ho battuto un po’ la fiacca con il diario. Siamo già a venerdì sera e sto cercando di ricordare cosa abbiamo fatto in questi ultimi giorni.
Be’, innanzitutto devo fare una rettifica sul Mount Eden perché ci siamo tornati, io ero più in forma, abbiamo raggiunto la cima ed ho scoperto un cratere! Aver declassato nella mia descrizione un vulcano paragonandolo alla montagnetta di San Siro è imperdonabile.
Abbiamo visitato il Museo di Auckland con tutta la sua storia sulle origini del paese e sui maori. Confesso che io sono veramente poco interessata a vedere vetrinette su vetrinette piene di animali impagliati, monili fatti con denti di cane, o anche denti umani, borse e borsine di paglia intrecciata, asce e armi di tutti i generi. Sarò una capra ma proprio non mi appassiono. A un certo punto sono comparsi dei maori in costume che saltellando tra la folla invitavano a seguirli, e questo sì che mi poteva interessare, ma il nostro biglietto non comprendeva lo spettacolino e così, non avendo voglia di tornate all’ingresso per rettificare la tariffa, abbiamo continuato nella nostra visita con aria un po’ svogliata.
Di bello in questo museo ci sono le stanze dedicate ai bimbi con tante interessanti e, immagino, divertenti attività. Ma non ci hanno voluto.
In questi giorni abbiamo anche fatto la gita alla spiaggia di Piha e alla Gunnet Colony. Ci sono già stata anche nelle mie precedente visite ma è sempre un bello spettacolo.
Luogo che invece non avevo ancora visto e che mi ha affascinato è Karekare Beach. Questa è la vera spiaggia dove è stato girato il film Lezioni di piano. Non so come mai tutti parlano di Piha, che in realtà è molto vicina ma, pur essendo bella, non è assolutamente la stessa cosa.
Intanto per arrivarci, a Karekare, si deve fare una stradina strettissima a strapiombo, tutta in discesa perché si arriva dalla collina, e già questo mette un pochino di emozione; poi bisogna togliersi le scarpe perché c’è da guadare un fiumiciattolo e poi ti ritrovi su una spiaggia profonda un’esagerazione (sono negata per valutare le distanze) , assolutamente deserta e con la montagna verdissima alle spalle. Proprio come si vede nel film. Incantevole. Ci siamo arrivati verso le 7 di sera e sarebbe stato bello aspettare il tramonto, ma qui il sole scende verso le 9 di sera e poi l’idea di rifare quella stradina al buio ci ha dissuaso. Bello comunque. Questa mi è proprio piaciuta.
Ci abbiamo messo un bel po’ per ripulirci i piedi dalla sabbia nera e appiccicosa prima di rimetterci le scarpe, lavate anche quelle perché la macchina di Luigi ha dei tappetini immacolati color panna!!
Oggi, venerdì, siamo tornati alla Art Gallery, una bellissima struttura che avevamo già visto 4 anni fa (sì, perché in realtà sono 4 anni esatti e non 3 come forse ho detto in precedenza). In questo momento c’è la mostra Maori Portraits, tanti ritratti di maori di cui molti ripresi da una fotografia. L’artista è stato benevolo perché sembrano tutti più belli nel ritratto che nella foto, esposta anche quella.
La scelta della Art Gallery è stata dettata dal fatto che oggi, a differenza di ieri che era una bellissima giornata, pioveva. Però solo al mattino, nel pomeriggio siamo passati dai 15° con pioggia e vento ai 25° con sole smagliante.
In realtà avevamo organizzato di fare un’altra gita su un’isola ma la pioggia ci ha fatto cambiare programma. Nessun problema. Nel pomeriggio ci siamo fatti una bella passeggiata, prima al Silo Park dove durante il fine settimana vengono sempre organizzati spettacolini vari, bancarelle e , naturalmente, cibo e birra; poi lungo una passerella che dal quartiere di Wynyard porta a Westhaven, un porto enorme.
Adesso mi sono un po’ inquietata (il termine è stato scelto per il blog ma sarebbe un altro) con WIND perché ho appena scoperto che pur avendo i cellulari senza roaming e senza connessione dati abbiamo avuto addebiti giornalieri per l’utilizzo di internet!! Questa me la dovranno spiegare, e io mi devo calmare.

14 gennaio 2017 – sabato
Mi sono calmata ma quando torno quelli di Wind mi sentiranno!
Ultima giornata del capitolo Auckland, ci torneremo ai primi di marzo prima di riprendere la strada di casa.
Oggi però abbiamo programmato di andare a Matakana, che purtroppo è giusto sulla strada che dovremo fare anche domani per raggiungere Whangarei. Ma il mercato è di sabato e domani sarebbe inutile. A saperlo prima avremmo programmato di lasciare Auckland un giorno prima…. Ma si sa, col senno di poi….
Quindi, partenza per Matakana alle 9 precise. Il paesino è niente di che ma il mercato del sabato lo rende molto gradevole, vivace e “fricchettone”. Sono le 11 del mattino e ci immergiamo tra la folla che passa dall’assaggio di crepes, come facciamo noi, ai maxi hamburger, come fanno i locali, alle ostriche, come fanno gli asiatici. Ormai li definisco genericamente asiatici perché mi è veramente difficile distinguerli.
Poi passiamo ai negozietti e io riesco ad entusiasmarmi per un paio di scarpe, che probabilmente vengono dall’Italia per come sono belle, e mi faccio un regalo.
Girelliamo ancora un po’ tra le bancarelle e poi prendiamo la strada per Omaha Beach. Una gran bella spiaggia ma, essendo sabato, anche abbastanza frequentata. E noi ormai siamo diventati difficili, vogliamo l’esclusiva.
Mangiamo qualcosina anche qui e poi passiamo alla terza visita della giornata: Brick Bay.
Qui c’è un vignaiolo che si è inventato sul suo terreno un trail, che dura più di un’ora, con sculture sparse tra le vigne e la foresta, e un ristorantino molto carino con annesso assaggio di vini. Molto piacevole e sicuramente redditizio per chi se lo è inventato. Un’idea da copiare. Magari esiste anche da noi qualcosa del genere ma per l’esperienza che ho non conosco niente di così easy e accattivante. Bisogna anche dire che qui la natura aiuta molto.
Finiamo la serata con un “early dinner” con i nostri amici francesi che ci mostrano la loro nuova casa affittata per un anno a Murrays Bay e poi di corsa a fare le valigie per il trasferimento di domani.

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One Response to NEW ZEALAND 2017 – Auckland

  1. Mia

    nau mai ! hellouuuu! (si dice cosi in maori ????)
    quote -Chissà come mai non è facile trovare l’abbinamento paesaggio naturalmente bello, ben curato e con un impatto ambientale gradevole con un clima stabile e gradevole. unquote
    Ma guarda un po’ cara Laura. Lo dico da tempo ed è per quello che non sono ancora riuscita a capire dove veramente sentirmi bene. Ma il Paradiso può attendere e per ora godiamoci le imperfezioni terrene.
    La mia simpatia va al piccolo Django. Con un bellissimo nome maori come RANGI (cielo) hanno scelto Django che richiama immagini di duelli a mezzodi sotto un sole implacabile. mah….
    Vi abbracciamo fortissimo ed aspettiamo le puntate successive!

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