Qualche pillola di Argentina e Cile 2007-2008

Una bellissima esperienza. Il primo viaggio da “viaggiatori” e non turisti, tre mesi di scoperte e, per quanto mi riguarda, nessuna voglia di tornare a casa. Rileggendo il mio diario, ancora su carta, mi rendo conto della quantità di situazioni vissute e nello stesso tempo del desiderio di tornare per approfondire la conoscenza di questi paesi. Buenos Aires, per esempio, o il nord della provincia di Salta, per citare due realtà che meritano sicuramente più tempo di quello che gli abbiamo dedicato. Meno interessante, forse perché rovinato dalla fama e quindi dal turismo, il sud e Ushuaia. Per fortuna per arrivarci abbiamo percorso in auto tanti tratti che ci hanno ricompensato con la grandiosità dei paesaggi.

Il momento più commovente: la messa di Natale nella cattedrale di Salta. Per una non credente come me una grande esperienza umana, da lacrime agli occhi.

Qualche giornata di viaggio.

9 dicembre 2007

Arriviamo a Mercedes in autobus da Buenos Aires. Sono le 6 del mattino e abbiamo viaggiato tutta la notte. Io non faccio testo, ma ho dormito tutto il tempo. Questi “coche cama”, come chiamano qui i bus con poltrone tipo letto, sono veramente comodissimi. Tutti gli altri passeggeri sono scesi alla stazione precedente e quindi a Mercedes scendiamo solo noi, così l’autista che ci deve prelevare non ha difficoltà a riconoscerci! Percorriamo 120 km di sterrato su un fuori strada e arriviamo alla riserva Carlos Pellegrini (è stato un presidente dell’Argentina). Siamo fuori dal mondo. Chissà quanto durerà questa pacchia.

Alle 5 del pomeriggio facciamo una gita in barca sulla laguna, che ci dicono essere la più grande al mondo, e incontriamo tanti begli animaletti tipo jacarè (caimani) e carpincho (enormi roditori). Poi torniamo verso casa con un tramonto spettacolare, di quelli da applauso. A un certo punto mi sembrava di essere in una enorme bolla di sapone fosforescente perché acqua e cielo avevano lo stesso colore e lo spazio intorno non aveva limiti: fantastico.

Laguna Colonia Pellegrini - Argentina

 

15 gennaio 2008

Partiamo da Rio Grande (Argentina) verso Porvenir (Chile). Il primo tratto di strada è deserto, sterrato e veramente patagonico. Un vento fortissimo.

Poi facciamo l’esperienza della frontiera. Il primo passaggio è l’ uscita dall’Argentina, poi si fanno una decina di chilometri di steppa, quando si dice “terra di nessuno”, e poi si passa la frontiera cilena. Tutto raddoppiato con un pieno di timbri e burocrazia. Ci perdiamo un’ora abbondante.

Prima di entrare fisicamente in Chile, dopo i timbri, ci fermiamo a mangiarci le mele comprate al mattino perché è vietato importarle e ci sono grandi cartelli che invitano ad evitare le multe. Ci va anche bene dato che è ora di pranzo e così, chiusi in macchina perché altrimenti il vento ci porterebbe via, ci mangiamo il possibile. Il risultato è che quando passiamo il controllo c’è un tale profumo di frutta che ci guardano con sospetto, ma tutto viene chiarito in fretta. Per fortuna.

Il secondo tratto di strada, quello cileno verso Porvenir, è stupendo. Proprio la Patagonia dei sogni e dell’immaginario. Costeggiamo il mare per lunghi tratti e facciamo tante foto.

Verso Porvenir

 

20 gennaio 2008

Siamo a Puerto Natales, da dove siamo andati alle Torri del Paine che si sono manifestate al di sopra delle aspettative. Davvero, come disse Forrest Gump, la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita.  Abbiamo anche avuto molta fortuna perché pare che queste montagne siano spessissimo coperte da nubi mentre a noi spetta una giornata fantastica. Ci eravamo tenuti un paio di giorni di scorta proprio per essere certi di riuscire a fare questa gita senza brutto tempo. E’ andata bene al primo colpo e così abbiamo avuto anche un giorno di completo relax.

Oggi, come ci hanno consigliato,  partiamo a media mañana per ripassare il confine Chile-Argentina ed arrivare al Calafate. Il primo posto di frontiera è veramente a pochi chilometri da P.to Natales e, anche se i due doganieri nullafacenti cercano di sconsigliarci a passare da lì perché la strada dicono essere meno bella, noi non ci facciamo convincere e in due minuti, senza nessuna coda perché siamo solo noi, usciamo da Chile.

Pochi chilometri della solita terra di nessuno ed eccoci ad una altrettanto deserta frontiera Argentina. Intanto che completano i nostri timbri, in una stanza con musica a tutto volume ed un altarino in un angolo, arriva un bus che sta uscendo dall’Argentina verso il Chile e che scarica una cinquantina di persone che si mettono in coda: ci è andata bene per un attimo!

Ripartiamo tutti contenti e prendiamo la strada per Calafate certi di arrivare finalmente ad un’ora decente. Peccato. Non sarà così. Oggi ci capita il primo, e spero l’ultimo, spiacevole evento del viaggio. Dopo un incrocio che ci fa prendere la famosa Ruta 40, strada sterrata e deserta, la macchina comincia a sobbalzare e subito dopo abbiamo la certezza che il cambio è rotto. Siamo in panne in pieno deserto patagonico. Silenzio. Attimi di riflessione. Naturalmente i cellulari non prendono perché siamo ben lontani da ogni centro abitato. Il punto più vicino con segni di vita l’abbiamo passato una decina di chilometri fa dove c’era un distributore tipo Bagdad Cafè. Non abbiamo molte alternative se non sperare che passi qualcuno, ed infatti dopo un po’ passa un’auto che va in senso opposto al nostro, quindi verso il distributore, e Renato si fa dare un passaggio. Almeno si comunica con qualcuno. In realtà anche lì non si comunica granché, non c’è telefono, ma per fortuna la costruzione vicino al distributore è nientepopodimeno che una stazione di polizia. Si mettono in contatto via radio con la stazione di Calafate e ci garantiscono che il noleggiatore dell’auto è stato avvisato e ci verranno a prendere.  Nel frattempo anche noi tre, rimasti vicino all’auto, fermiamo una bella “gippona” targata Spagna con 4 atletici giovanotti  che gentilmente ci agganciano per trainarci fino al distributore.

8 chilometri di tensione  perché il cavo  è cortissimo e viaggiamo trainati  a 5 metri dall’auto davanti ad una velocità un po’ troppo elevata con discese sterrate e un fondo sconnesso. Comunque arriviamo sani e salvi al distributore.

Quando dico tipo Bagdad Cafè sono generosa perché qui in realtà un Cafè non c’è. Nulla da mangiare, niente acqua, niente bagni. Il benzinaio vive in una capanna a fianco del distributore con moglie e 3 bambini. Chissà che tipo di vita fa?

Siamo in pieno deserto, c’è un sole cocente e un vento che spazza via tutto. Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, passa un’auto e noi ci disponiamo fiduciosi in attesa dei nostri salvatori. A turno stiamo di vedetta, con mano sopra gli occhi stile indiano, per individuare le nuvole di polvere che annunciano l’arrivo di una macchina. Le poche volte che la nuvola si concretizza in una macchina non è mai la nostra.  Sono ormai passate 3 ore da quando abbiamo lanciato l’SOS e, dato che Calafate è a circa 2 ore e mezzo di distanza, dovrebbero essere già qui.  Ormai passano sempre meno auto e il vento aumenta.  A questo punto non ci resta che sperare in un passaggio, almeno a me e a Daniela, in modo che qualcuno di noi arrivi in un posto civile per capire cosa sta succedendo. Al posto di polizia, dove c’è solo un poliziotto di guardia, non è possibile lasciare l’auto in custodia, non può prendersi la responsabilità  e, al momento,  siamo ancora dell’idea che non si può abbondonare il mezzo.

Piccola fortuna: alle 18.00 passa addirittura un bus che è di ritorno dall’aver accompagnato un gruppo di turisti e che quindi è VUOTO. Tutto per noi. Io e Dani saliamo con tutti i bagagli e lasciamo Ago e Rena in balia del deserto a curare l’auto.

Man mano che percorriamo la strada verso Calafate perdiamo ogni speranza di rivedere presto i nostri mariti perché non incrociamo nessunissimo carro attrezzi diretto verso di loro. E pensare che appena prima di prendere il nostro bus il poliziotto aveva detto di aver avuto conferma che da Calafate  erano partiti i soccorsi!

Per farla breve, quel galantuomo del noleggiatore non aveva mandato un bel niente e per fortuna alle 9 di sera è passato da Tapi Aike (così si chiama l’incrocio) un “colectivo” che, fermato dal poliziotto, ha dato un passaggio ai due sventurati che hanno così finalmente abbandonato l’auto al suo destino e a mezzanotte sono arrivati come due naufraghi all’albergo.

Non so che morale trarre di tutto questo. Proviamo:

–          Mai viaggiare con auto che non siano nuove e super garantite (noi eravamo andati un po’ al risparmio)

–          Non fidarsi mai dei noleggiatori

–          Non avere scadenze pressanti, se si deve passare una notte nel deserto…. pazienza

La mitica Ruta 40

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