Rajasthan

Forse ce l’ho fatta! Sono riuscita a fare un copia e incolla anche con questo malefico aggeggio.

 

7 novembre 2014 da Delhi a Mandawa

Partenza alle 10. Viaggi molto più lunghi del previsto. Strade pazzesche. Traffico, stato della strada, attraversamento paesi.

Arrivo alle 16.30 a Mandawa e alloggio all’hotel Paawana Haveli:molto spartano! Usciamo subito per visitare questo paesotto assolutamente decrepito. Le famose haveli sono molto ma molto old. Però questa è l’India che mi aspettavo. Sporcizia, mucche per strada, strade sabbiose e strette, un traffico indescrivibile.

Aperitivo con gin and tonic in un albergo con terrazza e poi cena sempre su un roof. I pasti non mi disturbano più di tanto ma mi confermano una cucina piuttosto noiosa. Tutto lo stesso sapore. Che sia veg o non veg (io comunque mangio solo pollo e non montone)il piccante copre ogni sapore. E se non è piccante è un pasticciato schifoso.

8 novembre 2014 da Mandawa a Bikaner

Sveglia con un terribile attacco di cervicale. Mi precipito a fare colazione ma le cose vanno moolto per le lunghe. Per fortuna chi serve la colazione ha un sorriso meraviglioso, però non basta per farmi stare meglio e devo aspettare con pazienza prima di poter prendere un Aulin. Alla fine il nostro cameriere si dimostra molto più sveglio di quello che pensavamo e così ci accompagna anche a vedere quello che ieri sera non avevamo colto in mezzo a questo sfacelo e rovine, sembra un paese terremotato e non è chiaro se stanno cercando di ricostruire o demolire. Ci sono macerie abbandonate ovunque.

Alle 10 comunque siamo pronte alla partenza per Bikaner. Circa 200 km per 3 ore di viaggio previste da Google map, saranno 4 alla fine su una strada molto meglio di quella di ieri.

Arrivo a Bikaner, situata all’estremo nord est del Thar Desert, nel primo pomeriggio e prendiamo alloggio all’hotel Bhairon Vilas. Una struttura bella e suggestiva, anche lei però in linea con il paese. La nostra stanza, reclamata da Daniela dopo che ce ne avevano dato una più piccola, è spaziosa ma in cima ad una serie di scale e scalette con alzata da esercizio ginnico. Se apriamo tutte le finestre che ci sono siamo nella stanza dei venti. Anche per andare in bagno dobbiamo fare delle scale, in discesa questa volta.

Usciamo subito per mangiare qualcosa e alla fine sarà il nostro unico pasto della giornata dato che finiamo verso le 4. Poi giro per la città. Non c’è molto da dire senza cadere nei luoghi comuni: è proprio come viene descritta, niente di piu niente di meno ma io trovo comunque affascinante avere queste conferme. Mi sento come se fossi entrata in un film. Quello che forse non mi aspettavo sono i rumori, ma penso che siano in aumento così come sono in aumento auto e moto. A proposito di auto mi faceva notare Daniela che lei ricorda tante auto vecchie e scassate mentre adesso ci sono in giro una gran quantità di auto nuove, forse hanno fatto una politica contro l’inquinamento che è senz’altro notevole anche così. Il nostro autista dice che è nebbia ma non ci incanta.

Ho visto un commento del mio amico Gianni Cannavò su Facebook dove dice di ricordare un viaggio degli anni 70, be’ credo che possa solo essere peggiorata perché la popolazione non è cambiata, l’indole e il tipo di cultura sono quelle che sono, mentre il tempo ha sicuramente peggiorato lo stato delle città e dei palazzi storici, che non hanno avuto nessun tipo di manutenzione, e gli imballaggi di tutta la merce che circola non vengono minimamante considerati un problema di smaltimento: sono ovunque e diventano cibo per mucche e capre che circolano per le strade. Almeno una volta quello che veniva lasciato nelle strade era tutto naturalmente riciclabile.

9 novembre 2014 Bikaner

Visita di Bikaner. Junagarh Fort, un paio di templi, un hotel poco fuori città ricavato da un antico palazzo del maraja, il tempio dei topi dove io ho subito dichiarato di non voler entrare e dove invece Daniela, che come dice Valentina fa la spaccona, ha fatto finta di entrare mettendosi in coda ma scappando davanti ai primi topi che ha visto. In realtà io non sono molto interessata alla storia, come al solito mi interessa tutto ciò che è contemporaneo, e ce n’è abbastanza per sollevare il mio interesse

Torniamo presto in albergo e ci rilassiamo dopo una bella doccia. Il deserto si sente e ci si ritrova sporchi. Cena in albergo. Come al solito ma perlomeno economica.

10 novembre 2014 da Bikaner a Jaisalmer

Facciamo colazione nel bel giardino dell’albergo con suonatori e piccolo ballerino, un bambino o bambina (non si capisce perché è in costume) che non avrà neanche l’età per la scuola, e meno male se no vorrebbe dire che invece di mandarlo a scuola lo fanno ballare per i turisti. Questo albergo è stata una vera rivelazione: sto notando che ci sono delle enormi differenze nei prezzi, qui per esempio spendiamo pochissimo per un servizio che non ha nulla di meno di altri posti dove per le stesse cose si spende il doppio. È evidente che chi fa pagare di più se ne approfitta ma non è facile contestare. Tutto questo mette in crisi per le mance e nelle contrattazioni. A Delhi abbiamo pagato il tuktuk 20 rupie (circa 27 centesimi di euro) a Bikaner 100 rupie per un tragitto più o meno uguale. In compenso si può  mangiare con 1000 rupie in due oppure con 3000 (se non molto di più nei grandi alberghi)per le stesse cose. Quale sarà il giusto?  

Partenza per Jaisalmer alle 9.30, 330 km di strada buona e senza un grande traffico. Per fortuna. Il nostro autista è veramente abile a districarsi in questa circolazione che è impossibile descrivere, nessuno crederebbe se non ci prova. Non esistono regole e la vita di umani ed animali sembra non valere nulla. Ieri abbiamo assistito ad un tamponamento di una moto da parte di un’auto che ci ha superato a tutta birra ed è rientrata senza accorgersi che davanti a noi una moto aveva rallentato per svoltare: frenata della madonna, tamponamento inevitabile, sgommata laterale e via come se niente fosse. Idem per il motociclista  che per fortuna non si è fatto nulla. Da restare basiti.

Arrivo a Jaisalmer verso le 4 del pomeriggio. Per strada ci siamo fermati a fare uno spuntino in uno di quei pochi posti dove vengono portati tutti i turisti. Grandi parcheggi con bus e qualche auto come la nostra. Anche in questo caso grande confusione con i costi: per mangiare 700 rupie, per tre pacchetti di caramelle e due biscotti 1300 rupie!

Alloggiamo all’hotel Fort Rajwada. Una roba da turisti sciuri, si fa per dire. Tanto per capirci è uno di quei posti dove ti parlano anche in italiano. Pazienza.

Facciamo un giretto di ispezione: piscina, massaggi, barbecue, grandi sale ristorante, negozio con le solite mercanzie (belle però e ci facciamo tentare, prima o poi bisogna iniziare a pensare ai souvenir).

Mangiamo qui perché siamo un po fuori dalla città e spendiamo un sacco per mangiare le solite cose.

11 novembre 2014 Jaisalmer

Per oggi abbiamo prenotato una guida e dal punto di vista della visita alla città non è male ma purtroppo ci sottopone al suplizio delle visite ai vari venditori e a questo punto abbiamo messo in chiaro con Sonia,la nostra referente per l’auto con autista che ci ha procurato anche la guida, che se deve essere così anche per le prossime visite facciamo a meno della guida. Dovremo imparare a difenderci.

Jaisalmer è una cittadella fortificata che ricorda molto il Marocco per il colore dorato tipico del deserto, molto suggestiva. Purtroppo il turismo l’ha salvata dall’abbandono ma la sta distruggendo per la quantità di gente e di alberghi che sono stati ricavati dalle case che non erano certo state costruite per quello scopo. Le strutture non reggono da tutti i punti di vista, a partire dagli scarichi.

Comunque la cosa più fastidiosa sono le moto, che incredibilmente non sono soggette a divieto di circolazione e scorazzano prepotentemente per i vicoletti strombazzando con pretesa di passaggio in mezzo a mucche, turisti e abitanti locali. Ma tante moto, non qualcuna. Molto irritante.

Jaisalmer Fort , visita con guida. Interessante spiega sui giainisti: talmente vegani che si metteno un fazzoletto sulle labbra per essere sicuri di non mangiare un moscerino e spazzano la strada davanti a loro per non calpestare insetti vari!

Gadi Sagar Lake, fotografato un tempio al centro del laghetto artificiale. Principale riserva d’acqua fino al 1965.

Amarsagar un tempio giainista che ci è piaciuto, tranquillo e pulito.

Oggi ci siamo fatte anche un’oretta in piscina e un massaggio ayurveda. Siamo in vacanza.

Questa sera cena in camera, abbiamo mangiato come ieri sera spendendo un terzo. Sì, perché mi ero dimenticata di dire che il ristorante è a buffet con prezzo fisso, assolutamente inutile per noi tutto quel cibo.

12 novembre 2014 da Jaisalmer al ….. deserto

Partenza dall’hotel di Jaisalmer al mattino subito dopo colazione per Royal Desert Safari. L’arrivo è richiesto entro le ore 12.00.

Ecco, diciamo che sarebbe stato previsto entro le 12 se la prenotazione non si fosse rivelata una bufala.

Va raccontata così: noi partiamo tranquille con Raj che viene a prenderci come concordato. Dopo circa un’oretta di viaggio mentre stiamo chiacchierando del più e del meno Raj ci chiede a quando risale la nostra prenotazione. Guardiamo la stampa della conferma e diciamo a Raj che è di maggio. Perché, dice lui, nessuno dei suoi colleghi conosce questo posto e solo uno ieri gli ha detto che gli sembra sia stato chiuso. Be’, diciamo noi, perché non telefoniamo? Ci proviamo chiamando il numero di cellulare segnato sulla prenotazione e uno risponde dicendo che effettivamente hanno dovuto chiudere perché delle forti piogge questa estate hanno rovinato il campo tendato. Ma perché non mi hai avvisato chiede Daniela: ho perso il tuo indirizzo mail, risponde questo. Fine della storia, molto indiana. Forse noi avremmo dovuto verificare visto che era passato tanto tempo, ma non è facile con le nostre abitudini pensare che  nessuno ti avvisi. Bene ci serva di lezione per il futuro.

Comunque tutto il male non viene per nuocere: ne abbiamo trovato subito un altro altrettanto bello, solo un po più caro.

Resta solo il mistero del perché Raj non ci abbia messo subito sull’avviso.

Per quanto riguarda l’esperienza deserto indiano diciamo che per chi conosce il deserto vero è assolutamente superflua. Almeno questo il mio punto di vista. Questo deserto è molto più verde e coltivato di tanti luoghi attraversati in questi giorni. Ci sono piccole fattorie e, udite udite, in questo momento, mentre scrivo dalla mia tenda, mi rendo conto che il rumore di fondo che sento è una strada di comunicazione frequentatissima! Siamo finiti a Bolliwood: TUTTA UNA FINZIONE. Gita in cammello al tramonto. Va be’, anche questa è fatta.

13 novembre 2014 dal “deserto” a Jodhpur

Breakfast e partenza. Dopo aver visitato un tempio hindu nella cittadina di Osian, molto poco turistico, arriviamo a Jodhpur che non è esattamente una cittadina come quelle che abbiamo visitato sino ad ora. Il solito casino è moltiplicato per più di 1 milione di abitanti. Da cerchio alla testa. Il nostro alloggio presso The Kothi Heritage è da veri viaggiatori, che significa molto spartano e poco confortevole. Sarò più chiara dopo essermi guardata un po in giro.

Oltre ad essere da veri viaggiatori come tipologia, il nostro albergo lo è anche come ubicazione, la strada sembra quella di una città dopo un bombardamento, macerie dappertutto. Ci avventuriamo comunque coraggiosamente a piedi verso il centro. Impossibile girare a piedi in queste città, l’attraversamento della strada è da suicidio. Chiediamo a due poliziotti, che non sono particolarmente sveglioni e si ha l’impressione che abbiano difficoltà anche a leggere le cartine, e alla fine decidiamo che è meglio prendere un tuktuk. E per fortuna perché eravamo molto lontano dal centro. Usciamo miracolosamente indenni da questo tragitto e scendiamo in piena città vecchia alla torre dell’orologio. Indescrivibile. Fino ad ora siamo state in piccole cittadine, a parte Delhi che non fa testo perché è la capitale, e non mi ero resa conto di quanto può essere invivibile una città indiana con 1 milione di abitanti. Però mi diverte moltissimo.

Finalmente sono in un mondo che, pur avendo sicuramente subito una inevitabile trasformazione dovuta alla globalizzazione, è così tanto diverso dalle realtà che ho conosciuto sino ad ora. In nessun altro paese visitato ho avuto la stessa sensazione.

Un episodio molto carino: quando abbiamo fatto il massaggio a Jaisalmer Daniela ha chiesto alla sua massaggiatrice, che aveva – come la mia – lineamenti mongolo-orientali, da dove veniva e non conoscendo il nome della città citata ha voluto sapere quanto distava, la risposta è stata  “5 giorni”. Lo trovo fantastico.

Nel caos cittadino abbiamo individuato un hotel, più turistico del nostro, e siamo salite sul tetto a cenare. Un’oasi di pace con vista sul forte Mehrangarh (nome impronunciabile). Tramonto e cena tra le migliori, si fa per dire. Basta poco per essere un po meglio.

Riprendiamo un tuktuk e sempre sprezzanti del pericolo rientriamo in albergo.

 

 

14 novembre – Jodhpur

Visita di Jodhpur.

Torre dell’orologio (si trova nel cuore della parte antica di Jodhpur). Attraversamento bazar (Sardar Market);

Visita guidata all’imponente fortezza (Meherangarh) costrutita su un crinale roccioso che domina la città. Molto bello. La prima visita che valesse la pena di essere fatta. Sarà che era tutto ben tenuto e curato, a differenza di quanto visitato sino ad ora che ha sempre mostrato un aspetto sporco, decrepito e abbandonato.

Bello il palazzo, gli oggetti ed i quadri esposti, bello il panorama che si domina da lassù. Un oasi in questa città.

A proposito della città, ho fatto dei filmati con il cellulare che spero rendano anche solo in piccola parte il caos del traffico. Traffico incredibilmente fluido perché nessuno si ferma mai, le precedenze avvengono ad incastro con una abilità da prestigiatori, basta suonare il clacson in continuazione. Qui se si guasta il clacson non si può circolare, è più importante del motore.

Jodhpur è chiamata suncity, perché piove pochissimo, ma anche città blu perché molte case sono dipinte di blu, stile Grecia.

L’effetto da lontano è gradevole, basta non sapere cosa c’è in mezzo a quelle case.

Anche oggi abbiamo dato, nel senso che mi sono comperata un sari: beh, non si può venire in India senza comperarsi un sari, giusto?

Per la serata e la cena siamo state fedeli al ristorante di ieri sera, anche perché penso che sia l’unica meta possibile. Oggi dopo la visita abbiamo chiesto alla guida di indicarci un posto dove bere qualcosa con un piccolo snack e il posto migliore secondo lui era un centro commerciale fantasma, finito solo per un terzo, con un Mc Donalds squallidissimo e un altro bar dove però, malgrado la lista ben più ricca, c’era solo caffè o bibite. Il resto tutto finito. Ci siamo accontentate di un sacchettino di masala chips.

Al rientro dal ristorante il nostro tuktuk ha bucato una gomma (con le strade che ci sono penso sia all’ordine del giorno) e così abbiamo anche dovuto fare un cambo a metà strada.

15 novembre – da Jodhpur a Jaipur

Partenza mattiniera dopo colazione da Jodhpur per Jaipur.

Lungo il percorso abbiamo previsto una sosta a Pushkar.

Il viaggio sarà piuttosto lungo perché ci mettiamo 3 ore e mezzo solo per arrivare a Pushkar che è famosa soprattutto perché una volta all’anno c’è una fiera di cammelli che pare richiami tutta l’India. Be’, meno male che non siamo capitate in periodo di fiera perché già così la cittadina è piuttosto vivace. Il nostro fidato Raj ci aveva avvertito e voleva che prendessimo una guida, ma a noi sembrava superflua, volevamo solo avere un’idea. In realtà la guida sarebbe servita a proteggerci dall’assalto delle mille false guide/santoni che ti vogliono a tutti i costi far recitare preghiere per la fortuna di tutta la tua famiglia fino al più lontano grado di parentela, per i tuoi amici e per tutto quello che ti è più caro. Mario ci ha chiesto di chiedere protezione per la sua Jaguar: si potrà fare?

In realtà io mi sono abbastanza innervosita perché non sono ancora entrata nello spirito giusto, ma soprattutto perché questi di spirituale non avevano proprio nulla e volevano solo spillarti soldi per una donazione a chissà chi. Se poi, quando la donazione la fai, ti dicono pure che è poco li manderesti proprio a quel tal paese! Rispetto tutte le fedi e religioni, rispetto il fatto che debbano campare anche questi poveretti ma se mi aggrediscono in questo modo divento aggressiva anch’io.

Alla fine,  dopo esserci fatte impiastrare la fronte con lo zafferano e aver recitato con loro una serie di litanie con in mano dei fiori che avremmo dovuto gettare nel lago (ma che in realtà si sono ripresi per il pollo successivo), siamo riuscite a liberarci e abbiamo girellato un po con il nostro bel bollo in fronte, che ci marcava come già benedette, e non ci hanno più disturbato. Anche questa un’esperienza.

Ripartiamo da questo bel paesino, che è circondato da montagne, e proseguiamo verso Jaipur.

Jaipur è la capitale del Rajasthan e conta ben 2.500.000 di abitanti. Una grande città. Arriviamo in albergo verso le 6 di sera dopo aver cambiato della valuta, perché qui va via come il pane tra una donazione e un acquisto, e per oggi diciamo che basta cosi. Il nostro hotel non è male questa volta (per 50 euro a notte in due, prima colazione compresa) ma non è proprio in centro e questa sera non ce la sentiamo di tenere occupato Raj dopo tutta la strada di oggi, né tantomeno di prendere un tuktuk. Quindi una bella insalata di frutta sul tetto con suoni e danze.

16 novembre – Jaipur

Oggi incontriamo Sonia e il suo papà per saldare il conto dell’auto, anche se il loro servizio finirà solo a Varanasi, perché la società ha sede a Jaipur e loro vivono qui. Un buon sevizio per un ottimo prezzo: 45 euro al giorno compresa la mancia all’autista (che incide per un bel 15%). Va detto che l’autista è sempre a nostra disposizione e se qualche volta, soprattutto di sera, abbiamo preso i tuktuk è sempre stato su nostra decisione perché ci sembra esagerato farlo aspettare o ci fa comodo fare per conto nostro. Domani ci ha chiesto il permesso di finire alle 4 del pomeriggio per avere il tempo di andare a casa che è a 70 km da Jaipur. Ok, permesso accordato.

Oggi è domenica e nelle visite alla città abbiamo visto un sacco di locali, o quantomeno indiani, sia al forte che negli altri punti turistici. Tantissimi giovani e in particolare tante ragazze vestite all’occidentale. È la città più moderna vista sinora.

La cosa più interessante è stata la visita ad un osservatorio astronomico del 1700 che è costituito da una serie di sculture studiate per fungere da meridiane o strumenti di osservazione del sole per individuare segni zodiacali, ascendenti, rotazione della terra rispetto al sole e chi più ne ha più ne metta. Materia abbastanza complicata da comprendere ma le sculture, piazzate in un enorme giardino, sono un’opera affascinante di ingegneria.

Avevamo una guida che parlava anche italiano ma che non ci ha soddisfatto per nulla. L’italiano se lo sono imparato sul campo, senza studiare, e quindi recitano quattro cose a memoria, che noi avevamo già letto in modo più chiaro sulla Lonely Planet, e se fai qualche domanda per approfondire si arrampicano sugli specchi. Ti portano dove vogliono loro e in più quello di oggi ha voluto un sacco di soldi. Diciamo che per il momento le guide sono i personaggi meno piacevoli e più disonesti che ho incontrato.

Visto che domani concediamo a Raj un orario ridotto, questa sera ci siamo fatte portare ad un ristorante molto indiano in centro. Esclusivamente vegetariano. Daniela ha preso il thali che è una portata locale composta da tante ciotoline con dentro di tutto, dall’antipasto al dolce. Io un bel pasticcione di verdure che mi hanno servito accompagnato da patatine fritte. Roba da lievitare seduta stante.

17 novembre – Jaipur

Giornatona di visite. Prima ci siamo fatte portare un po fuori città, a Galta. È la località più sporca e abbandonata che ho visto sinora. È in fondo ad una valletta rocciosa e ci si arriva passando tra una incredibile fioritura di bouganville, ci sono vasche con acqua che dovrebbe avere proprietà miracolose, un tempio e vecchie case con dipinti suggestivi. Peccato che il tutto sembri una discarica e i pochi personaggi che si vedono in giro sono dei santoni che stanno in piedi grazie alla loro sporcizia. E avrebbero dovuto esserci anche centinaia di scimmie, ma secondo me è troppo sporco anche per loro e hanno scelto di emigrare.

Anche in questo caso, come quando nel deserto ci hanno portato e visitare una casa di contadini, ho provato imbarazzo e non ho fatto foto. Troppo triste.

Poi abbiamo visitato un bel giardino di una qualche maharani (troppo complicato ricordarsi i nomi e le storie), poi una costruzione moderna, di 20 anni fa, che dovrebbe fungere da centro culturale con mostre ed eventi ma siamo molto lontani da una qualsiasi Triennale, tanto per fare un parallelo. L’architettura dell’edificio non è male ma la manutenzione e il contenuto rispecchiano il resto del paese.

Per pranzo abbiamo cercato anche oggi, come a Delhi, di respirare aria di golf ma qui ci è andata male: se non si gioca non si entra. Chissà chi si credono di essere. Tenetevelo.

E allora, dalle stelle alle stalle, siamo andate al Ganesh Restorant. La descrizione è in un bel filmatino più qualche foto che ho messo su Facebook.

Nel pomeriggio siamo andate al City Palace, una delle cose più importanti da visitare qui e che ieri quella faccia di tolla della nostra guida ci ha fatto saltare prendendoci per i fondelli. Praticamente quando siamo stati davanti all’ingresso ci ha chiesto 2500 rupie (33 euro) a testa dicendo che quello era il prezzo, altrimenti il resto era museo poco interessante. Dati i costi dell’India ci è sembrata una follia e quindi abbiamo detto no grazie. Invece i 2500 sono per entrare nel palazzo privato del maraja ma con 400 rupie invece si visita tutto quel che c’è da vedere. E così abbiamo fatto oggi. Il nostro caro ieri doveva essere stanco dopo averci costretto a soste davanti a prestigiatori (da compensare con mancia), visite da venditori di tappeti, gioiellieri, ecc. Insomma non c’è modo di scamparla ma se almeno facessero bene il loro lavoro si potrebbe anche sopportare, così invece ci si arrabbia. Comunque il gioielliere di ieri era un tipo molto simpatico: sui 40 anni, parla benissimo l’italiano perché lavora con l’Italia e ci viene spesso. Ci ha offerto un ottimo caffè Illy e voleva a tutti i costi che Daniela si portasse via un anello con zaffiro  da quasi 5000 euro dicendo che avrebbe potuto pagarlo con comodo dall’Italia. E sono certa che lo avrebbe fatto veramente. Con qualche piccola garanzia certo ma lo avrebbe fatto. Io non gli ho dato modo di esibirsi in offerte perché non ho mostrato il minimo interesse, e lo dico proprio onestamente.

Avendo concesso la mezza giornata a Raj, perché alle fine le 4 sono diventate le 2 del pomeriggio, a fine giornata ci siamo lanciate in una sfrenata corsa in tuktuk che ci ha lasciate stravolte davanti all’hotel.

Doccia, crema della Himalaya Herbals comprata oggi in un negozio di specialità ayurvediche per la strabiliante cifra di 3 euro (peccato che il barattolo sia pesantissimo se no ne compravo un tot), cena sul tetto dell’hotel con tamburi e ballerine.

Domani lasciamo il Rajasthan e andiamo ad Agra.

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6 Responses to Rajasthan

  1. graziella

    come sempre le descrizioni rendono perfettamente le atmosfere e i luoghi…..ammirevole la pervicacia nella prosecuzione del viaggio, io sarei già rimpatriata da un pezzo, ma capisco che” viaggiare” è questo e quindi buon proseguimento. bacioni

  2. Mia

    City Palace: con gran delusione della guida che ovviamente ha la sua percentuale, sono entrata ed uscita dicendo che i gioielli non erano di mio gusto. Dai tappeti mi hanno fatto stampare una cotonina di 20 cm x 20 cm e naturalmente poi volevano la mancia… ebbè … poareti…

  3. Mia

    mah… e l’Amber Fort non lo avete visto ? o sono io che non lo trovo ?

  4. Mia

    sorry Laura …. ho scritto City palace riferito ai Gioielli e non al Maraja con le sue rolls e i grossi vasi per trasportare l’acqua in viaggio ahahah … c’era un negozio di gioielli che aveva un nome simile… un incubo.

  5. Mia

    mah ho lasciato dei commenti e sono cancellati CENSURA ???? :)

  6. Mia

    che strano sono proprio spariti … comunque bel resoconto anche se credo che una volta l’ India va bene ma due è un po’ troppo. Almeno per me. un abbraccione !

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