Destinazione Scozia

3 luglio 2014 – giovedì – Rouffach

Un’ideona quella di fare il passo del San Gottardo anziché il tunnel. Visto che si può, dato il periodo estivo, è molto meglio. Il paesaggio è splendido e il traffico inesistente. Attraversiamo la Svizzera senza problemi e atterriamo in  Francia dove devo dire che mi sento come a casa. Tutto mi è più familiare e sono sempre più meravigliata dal come capisco praticamente tutto quello che mi dicono. Poi  parlare è un’altra cosa, ma questa è un’altra storia. Siamo arrivati a Rouffach, paesino alsaziano delizioso con case caratteristiche e fiori dappertutto.  Domani giocheremo a golf su un campo tipo links. Siamo già stati a vederlo questa sera e la prima impressione è di un seccume eccezionale (oggi c’erano 30 gradi) ma pare che i links non siano rinomati per la loro vegetazione.  Saprò dire. Rouffach è il paese delle cicogne, ce ne sono ovunque ed esiste anche un parco tutto per loro dove un “benevol” dà loro da mangiare ogni sera. Particolare che non conoscevo è che il loro mangime è carne! Praticamente ho visto fare la stessa cosa con i lupi. Mah.

Notare le cicogne: una per ogni tetto

Notare le cicogne: una per ogni tetto

4 luglio 2014 – venerdì – Rouffach , Alsace Golf Links

Un campo molto facile: ho fatto 43 punti. Mai capitato. Ovviamente mi sono divertita. Il terreno non era poi così secco come pareva a prima vista ma certo i links sono scorrevoli e la palla corre corre correeee! Con il risultato che si guadagna un sacco. Ago ha giocato un po’ meno bene (la precisione conta sempre molto, più della distanza) però ha fatto un onorevole 34. Nel pomeriggio ci siamo lanciati sulla strada dei vini alsaziani. Peccato non avere uno stomaco/fegato adeguati alle possibilità di assaggio. Già la birretta del dopo golf ci aveva dato un bell’aiuto. Bisogna dire che anche gli assaggi di birra da queste parti vanno presi in seria considerazione. Comunque questa strada dei vini attraversa dei paesini davvero singolari, da vedere. Ne annoto  due tra i più meritevoli di visita: Gueberschwihr e Eguisheim . Non facili da ricordare come nomi, l’influenza germanica si sente ovunque, anche nell’accento dei locali. A proposito, mi devo ricordare domani – prima di partire – di chiedere come si pronuncia Rouffach (noi in questi giorni lo abbiamo sempre detto come si legge, penoso, lo so). Questa sera a cena abbiamo assaggiato dei bicchieri di un ottimo Gewurtztraminer e un Pinot Grigio. Peccato che la cucina non sia mai all’altezza. Pur avendo scelto un buon ristorante, con l’aria di quelli che ormai sanno cos’è la buona cucina e ti servono i piatti “ impiattati” a regola d’arte serviti da una squadra di camerieri  ganzi vestiti di nero stile fotomodello, il salmone era accompagnato da delle tagliatellone di pasta bianca  su una base di panna! NOO, la panna basta, cari francesi smettiamola. E poi la pasta come accompagnamento ricorda i tedeschi del secolo scorso, ormai credo che anche loro sappiano come si mangia. Va be’, pazienza. Il vino però era ottimo.

5 luglio 2014 – sabato – Reims

Un bel viaggetto sotto la pioggia da Rouffach (si pronuncia Ruffac, ho chiesto questa mattina alla gentile barista che per due mattine ci ha preparato un buonissimo Illy “allongé”) a Reims. Però siamo arrivati sani e salvi e dopo una visita alla cattedrale  e due spesine per cenare nello “studio” affittato per questa notte, siamo andati a farci uno champagnino, come direbbe un vero milanese. Essendo un sabato pomeriggio  Reims non si è presentata nel suo miglior splendore, come spesso succede nelle città, anche a Milano, al sabato pomeriggio il centro si riempie di gente di ogni specie e tutto sembra solo sporcizia e confusione. Non possiamo quindi giudicare una città vista per sole due ore in queste condizioni.  Poi, il portiere del nostro residence ci ha consigliato una zona particolare dove gustare un buon bicchiere di vino e rifarci così occhi e bocca: tutto si riconcilia e la serata prende la piega giusta.

Champagne a Reims

6 luglio 2014 – domenica – Bergues

Siamo arrivati nel paese di Bergues “chez les Ch’tis”.  Ha piovuto a dirotto tutto il giorno, come previsto nell’immaginario che si è rivelato cruda realtà. Però adesso, sono quasi le dieci di sera, si è aperto un bel cielo ed è ancora chiaro, una cosa che mi piace moltissimo : il mio ideale sarebbe una clima equatoriale con la luce dei paesi del nord. Ma non si può avere tutto nella vita. Siamo già vestiti con lana e giacche a vento. Naturalmente siamo saliti sulla torre del carillon, tanti scalini ma è più bello visto dall’esterno. Forse ricordo male ma nel film mi pareva più interessante. Ma si sa che il cinema è finzione e tutto sembra più bello. Per il resto il paese ha sicuramente guadagnato in notorietà grazie al film però è molto carino di suo, malgrado il clima e il fatto che ha un’aria deserta. Oggi, domenica,  erano previsti degli spettacoli in piazza che si sono svolti malgrado la presenza di una manciata di persone, noi compresi provvisti di ombrello. Delle giovinette locali vestite da majorette che si sono esibite sotto un gazebo e un’orchestrina che ha suonato brani ballabili davanti ad una piazza assolutamente deserta.  Abbastanza deprimente. Più divertente alle 5 del pomeriggio un concerto corale nella chiesa di Saint Martin. Un coro formato da sole ragazze dai 7 ai 15 anni. Sono di Colmar, una cittadina alsaziana proprio vicino a Rouffach dove siamo stati noi, e stanno facendo una tournée che le porterà anche a Parigi. Brave e commoventi nella loro genuinità. Un coro serve a fare squadra e ad insegnare la disciplina: non male di questi tempi. Sul cibo continuo a stendere un velo pietoso. Ci consoliamo con vini e birre.

Il carillon di Bergues

7 luglio 2014 – lunedì – Canterbury

Lasciamo il nostro albergo di Bergues, in centrissimo al paese e quindi molto comodo, e andiamo a farci il nostro caffè con croissant sulla piazza sotto la torre del carillon.  Dato il costo delle colazioni in albergo, quando non sono già comprese nel prezzo della camera,  preferiamo andare al bar e farci una colazione all’italiana. Non è tirchieria perché 12 euro/cad  per farci un caffè con un dolcino ci sembra veramente troppo. Ormai non abbiamo più l’abitudine alle ricche colazioni con di tutto e di più. Particolare da segnalare per buona parte della Francia: i bar normalmente non servono i croissant e così è abitudine andare dal panettiere a prenderseli e poi mangiarli tranquillamente seduti al tavolino del caffè. Qui il “no cestinanti” non viene applicato, evidentemente preferiscono così. Macchina caricata e pronti per l’imbarco verso l’isola anglosassone. Prima però vorremmo fare benzina perché siamo quasi a secco e poi, sempre per via della tirchieria, siamo certi che qui in Francia costa molto meno che in Inghilterra.  Bè, impresa impossibile. Stavamo per perdere il traghetto alla ricerca di un distributore. Tra Bergues e Dunkerque non c’è un distributore, anche se provi tutte le deviazioni possibili alla sua ricerca non lo trovi e rischi solo di perderti o incanalarti in svincoli malefici che ti portano da tutt’altra parte rispetto a dove devi andare. Questo quello che è successo a noi, magari qualcun altro gira l’angolo e lo trova.  Rinunciamo quindi alla ricerca per non rischiare un ritardo e la benzina la facciamo appena sbarcati a Dover: a conti fatti un pieno ci è venuto a costare 20 euro di più. Non bricioline. Arriviamo a Canterbury senza problemi, ormai dopo il Sud Africa e 3 mesi di Australia la guida a sinistra ci viene naturale.  Visitiamo il centro, molto turistico e pieno di scolaresche in gita, e la cattedrale: molto suggestiva, soprattutto perché stanno suonando l’organo che riempie ogni spazio e ti fa sentire come in un film con una fantastica colonna sonora. Forse dietro l’angolo incontro Becket prima che venga assassinato. Decidiamo di fermarci anche per il Choral Evensong delle 5.30 p.m. e capisco come fanno ad occupare i pensionati di Canterbury: si vestono di tutto punto per ricevere i partecipanti all’evento (tutti i giorni dal lunedì al venerdì) e fanno un leggero inchino augurando “good evening” a tutti quelli che entrano. Le signore, sempre in età di pensione, distribuiscono il programma e invitano a sedersi sulle panche del coro, ordinatamente. Fantastico. Il rispetto della tradizione senza nessun imbarazzo o timore del ridicolo. E poi viene il riscatto della cucina: chi pensa ancora che la Francia è la patria dei gourmet e in Inghilterra si mangia male deve provare e ricredersi. Un ottimo “sea food plate” per due con un salmone cucinato divinamente, un paio di gamberoni e delle cozze cucinate tipo “impepata” come neanche a Napoli. Il tutto accompagnato da verdurine come broccoli, patate e carote cotti al punto giusto. Pagato come ieri sera per una schifosa insalata slavata.

8 luglio 2014 – martedì – Tadcaster

Questa è una tappa intermedia per raggiungere Edimburgo senza sfinirci di chilometri. Oggi ne abbiamo fatti comunque circa 400 e adesso siamo in un castello nella campagna inglese. Mica male. Il viaggio è stato pesante perché c’è un traffico di camion che in Italia siamo dei dilettanti in confronto. Io pensavo che da noi fosse già una maledizione la quantità di trasporto su strada ma qui sembra che viaggino in colonna senza soluzione di continuità a minimo 100 all’ora con scarti sulla corsia di sorpasso ad ogni accesso per consentire a chi si inserisce di entrare senza problemi. Così te li ritrovi a due metri dal naso e ti sembra di giocare agli incastri in velocità.  Va detto che nel primo tratto abbiamo  costeggiato la periferia londinese, ma  anche qui più a nord – pur riducendosi a due corsie – la situazione non è cambiata. D’altra parte non ci sono molte strade e tutto il traffico finisce sullo stesso percorso.  Speriamo solo che man mano verso nord il problema si riduca sempre più. Nei miei ricordi la Scozia era un paese quasi deserto con strade strettissime e i “passing place” per consentire l’incrocio di due auto, avvenimento rarissimo. Spero sia ancora così. Anche questa sera abbiamo cenato bene. Forse un po’ caro dato il posto (qui si cena dove si alloggia perché siamo veramente  fuori dal mondo) ma ne valeva la pena.

La campagna inglese

Adesso, mentre scrivo, Ago sta guardando la partita Brasile-Germania: mi sono ritrovata a tifare per la Germania (Europa unita) ma è una tale disfatta per il povero Brasile che quasi mi rincresce.

9 luglio 2014 – mercoledì – Edimburgo

Ecco raggiunta la nostra destinazione. Prima tappa Edimburgo. Oggi guida piacevole nella seconda parte del tragitto. Dopo i primi 100 km di autostrada il navigatore ci ha fatto deviare su strade decisamente più bucoliche e il paesaggio scozzese ha cominciato a delinearsi con distese verdi e cieli splendenti arricchiti da una rassegna di nuvole che sembravano sparate fuori da un “sac à poche”. Arrivati a Edimburgo restiamo decisamente delusi dalla scelta del B&B fatta su Booking. E’ la prima volta che tanti giudizi positivi vengono smentiti dalla realtà. Ci penserò io a rimettere in media il punteggio.

La seconda parte del pomeriggio la spendiamo camminando nel quartiere verso il centro e sperimentando una classica  “beautiful  laundrette” dove, aiutati da una biondina cicciottella che parla un inglese assolutamente incomprensibile, facciamo un paio di lavatrici (chiaro e scuro) con relativa asciugatura. Mentre stiamo seduti ad aspettare davanti alla sfilza di oblò che ci ipnotizzano con i loro sbattimenti, veniamo agganciati dal classico americano che non può fare a meno di chiedere chi sei e da dove vieni. Lui viene da Seattle, ha una moglie giapponese e sta girando l’Europa tra congressi di lavoro e vacanza. La sua lavatrice è molto più abbondante della nostra e deve passare il tempo in attesa dell’asciugatura. La parte più carina è che nel frattempo entra anche una giovane coppia brasiliana e lui non perde l’occasione , dopo aver avuto conferma della nazionalità ascoltandoli attentamente, di commentare “are you Brazilian? I’ m so sorry!”  facendo naturalmente riferimento alla partita di ieri sera. Forti sti americani. Parlando di Edimburgo, dobbiamo ancora andare in centro centro ma per quello che abbiamo visto si conferma la nostra opinione negativa avuta tanti anni fa quando siamo passati e l’abbiamo subito abbandonata per dedicarci alle praterie scozzesi.  Ma per entrare in dettaglio preferisco aspettare di aver visto qualcosa di più.

10 luglio 2014 – giovedì – Edimburgo

Oggi arrivano Gianna e Alfredo. Per le 2 p.m. dobbiamo essere all’aeroporto, così ne approfittiamo per fare un giro in centro in mattinata e devo dire che sono contenta  di aver aspettato a dare giudizi che si sarebbero rivelati affrettati: Edimburgo non è poi così male, soprattutto come posizione tra mare e colline e con enormi parchi centrali che la rendono decisamente interessante. Bisogna anche dire che stiamo avendo delle giornate spettacolari, minimo 25 gradi con un cielo che più splendente non si può, e quindi tutto lo stiamo vedendo sotto un’altra luce. Anzi, a questo punto mi spiace di non aver saputo apprezzare la visita di 25 anni fa perché sicuramente me la sarei goduta di più. Oggi, è vero che la struttura della città non è cambiata ma la quantità di turismo di massa che invade strade, musei  e monumenti nel 1988 non era neanche immaginabile e avremmo potuto viverla come una città e non come una grande fiera. Pazienza, ogni lasciata è persa.

Le strade di Edimburgo

11 luglio 2014 – venerdì – Edimburgo

Giornata dedicata  alla visita di Edimburgo, con tutti i canoni rispettati: bus a due piani per il giro turistico, visita al castello con sparo del cannone alle 13 in punto e migliaia di macchine fotografiche, cellulari, tablet puntati verso questo cannoncino che ha sputato una nuvoletta di fumo preceduta di un bel bum! Chissà cosa  sarà rimasto impresso nelle foto? Però magari hanno fatto un filmatino e così potranno rivederselo a casa tutti i giorni alle 13 in punto. Sono un po’ acidina, lo so, ma dopo una giornata così ho la testa sul pesante. Da domani si riparte, lontano dalla pazza folla.

12 luglio 2014 – sabato – Stonhaven

Oggi, sulla strada per Stonhaven,  non abbiamo potuto fare a meno di andare in pellegrinaggio sia a St. Andrews che a Carnousti.  Si fa presto a far cadere dei miti. La buca 1 e la 18 di St. Andrews sono attraversate da un vialetto dove possono passeggiare famigliole con carrozzine, vecchietti con bastone e turisti curiosi come noi. Sia intorno al  tee della 1 che sul green della 18 c’è una folla che commenta spudoratamente le prestazioni dei giocatori  ma, soprattutto, ho visto fare delle rattonate strepitose! E io che pensavo accettassero solo handicap super consolidati. Basta pagare, come sempre. Arriviamo a Stohaven dove è in corso nel fine settimana il Folk Festival. Significa che mentre bevono barili di birra suonano, cantano e ballano per le stradine del paese e lungo il porticciolo dove sono allineati la maggior parte dei pub. Naturalmente partecipiamo nel nostro piccolo con una birretta e passeggiando tra questa folla variopinta. Un particolare: mentre noi inauguriamo il nostro abbigliamento portato per i giorni freddini,  lungo la spiaggia del paese i bambini giocano nudi  dentro e fuori dall’acqua. Due razze, due facce.

13 luglio 2014 – domenica – Inverness

Prima di partire da Stonhaven andiamo a vedere, non visitare perché è un rudere, un castello che è magnificamente posizionato su una penisola rocciosa: il castello di Dunottar. Il classico maniero inespugnabile, anche da parte nostra, perché per raggiungerlo bisogna scendere una gran quantità di scalini verso il mare e salirne altrettanti per raggiungere la cima della rocca sulla penisola. Ci limitiamo a scendere e risalire la prima parte, tanto è un rudere e poi è più bello visto da lontano…… Però siamo fortunati perché c’è una bella nebbiolina che ce lo rende ancora più suggestivo.

Il castello inespugnabile

Si prosegue verso nord e cominciano i paesaggi che ricordo e che tanto mi piacciono: stradine strettissime, campi di tutti i toni del verde e del giallo a perdita d’occhio, pecore e mucche che sembrano godersela ignare del destino che le attende. Tappa saliente della giornata sono le distillerie di whisky. Ne scegliamo una piccola perché essendo domenica quelle più commerciali sono assalite da una quantità di visitatori, perlomeno così ci sembra vedendo  i parcheggi pienissimi. Degustiamo un assaggio, minimo perché siamo a stomaco vuoto, e acquistiamo un 12 anni di invecchiamento. Ma poi chi lo beve? Noi mica tanto, però ci sono sempre gli amici che lo apprezzano. Per domani è previsto un golf, sperando che non piova. Ne avremmo scelto uno, un links, a nord di Inverness, verso Cromarty, un paesino delizioso dove abbiamo alloggiato 25 anni fa ma che adesso – come spesso accade – ci ha un po’ deluso. Ci siamo andati verso sera per il classico amarcord e abbiamo avuto la sorpresa di vedere nel golfo delle piattaforme petrolifere: siamo certi che non c’erano. Impossibile non averle viste.  Il paesino è rimasto un bel posto ma quelle piattaforme dietro l’angolo sono una presenza inquietante.

Un tipico cielo scozzese a Inverness. Sono le 6 p.m.

Un tipico cielo scozzese a Inverness. Sono le 6 p.m.

 

Un altro tipico cielo scozzese. Inverness alle 9 p.m.

Un altro tipico cielo scozzese. Inverness alle 9 p.m.

14 luglio 2014 – lunedì –  Inverness

14 luglio, oggi in Francia avremmo festeggiato con picnic sulla spiaggia e fuochi artificiali. Invece qui si è giocato a golf sotto un cielo che non prometteva niente di buono e che alla buca 13 ha confermato le sue minacce scaricandoci addosso una bella dose di acqua. Abbiamo cercato di fare gli scozzesi adeguandoci alla situazione ma proprio non ci siamo portati: io ho ceduto per prima, Ago e Alfredo mi hanno seguito a ruota. Naturalmente nel tempo di arrivare alla macchina e caricare il tutto bagnato fradicio ha smesso di piovere.  Ovvio. Peccato perché il campo mi piaceva e il panorama dei links è per me molto suggestivo. Frequentando questi campi  molto spartani ho l’impressione che da noi il golf sia stato snaturato e reso inutilmente pretenzioso. Passeggiatina per Inverness dopo una bella doccia bollente, cena, altra passeggiatina e a nanna. Per mia memoria annoto che siamo in un B&B mica male, Moyness House, consigliato dalla guida del National Geographic. Per questo volta ho tradito Booking e, oltre a risparmiare, siamo cascati proprio bene. Sui ristoranti di Inverness: ieri sera ci è andata molto bene con una cucina pulita e curata,  nel senso di  sano e ben fatto,  in un ambiente altrettanto gradevole anche se un po’ rumoroso e caldo; questa sera invece abbiamo scelto un ambiente tipo pub consigliato dalla guida della città ma la cucina rispettava l’ambiente ed era decisamente scadente.  I prezzi sono meglio rispetto a Edimburgo e all’Inghilterra. Più si sale a nord e più si scende con la spesa.  Vedremo se si conferma questa regola nei prossimi giorni. Prima di chiudere il riassunto della giornata butto lì che lo score (Stableford) delle prime 9 buche mi vede vincente . Ma non dite ai miei compagni di gioco che l’ho scritto.

15 luglio 2014 – martedì – Bettyhill

Bettyhill è un posto incantevole in cima alla Scozia davanti alle isole Orcadi, che si intravedono pure. Uno di quei posti dove, come dice la nostra guida, non sono stati neanche la maggior parte degli inglesi, quindi anche il turismo in genere è molto scarso. Prati verdi, sabbie bianche, cieli di tutte le sfumature possibili, comprese quelle del tramonto che dal nostro albergo, unico nella zona, si gode benissimo. E poi naturalmente il mare. Neanche un “lucano” potrebbe darci di più, e noi ci prendiamo tutto senza rinunciare a nulla.

Un tenero idillio davanti alle isole Orcadi

Un tenero idillio davanti alle isole Orcadi

Anche la strada per arrivarci è spettacolare. Abbiamo faticato un po’ a trovare la definizione esatta del paesaggio ma credo che quella di Gianna che l’ha chiamata “brughiera” sia perfetta, anche se contestata da Alfredo. Abbiamo fatto tutte le foto possibili ed è difficilissimo scegliere quella da pubblicare, vedremo quale sarà la vincitrice. Ci devo pensare.

sulla strada...

sulla strada…

il nostro albergo a Bettyhill

il nostro albergo a Bettyhill

Intanto scrivo un paio di riflessioni sulle usanze inglesi. Niente di nuovo per carità, ma proprio per questo uno si chiede come mai nel 2014 questi insistano a non cambiare:

–   parliamo in primis dei lavandini con relativi rubinetti. Perché continuano, anche nei bagni visibilmente nuovi o rinnovati di recente, a mettere un rubinetto per l’acqua fredda e uno per la calda? Hanno una scorta infinita di fascette rosse e blu che non sanno come far fuori?  E poi perché sempre questi rubinetti hanno un braccino corto corto che arriva appena al bordo del lavabo (in genere non più grande di un lavamani) ed è impossibile metterci sotto la mano? In pratica è il vecchio concetto del catino, si deve mettere il  tappo  e riempirlo. Manca solo il vaso da notte.

–   poi viene lo strano rapporto con le temperature: mentre noi siamo tutti bardati per il freddo loro vanno in giro in maglietta, mentre invece nei letti esiste solo il piumone, senza lenzuolo e quindi l’eventuale possibilità di usare solo quello, così di notte si muore di caldo. Mah.

16 luglio 2014 – mercoledì – Talladale

Il nome di questo posto nel nostro navigatore non esiste ed in realtà non c’è nessun paese, solo l’albergo dove siamo alloggiati. Un vecchio albergo con un po’ di storia, perché c’è una targa dove si dice che ha ospitato una regina d’Inghilterra nel 1800 e qualcosa (guarderò meglio per capire di che regina si tratta). Ci sono delle parti comuni discrete ed effettivamente ha un certo fascino ma per il resto siamo sempre alle solite:  quando rientro avrò un sacco da fare con le critiche a Booking. Dato che non ci ispirava molto abbiamo preso la coraggiosa (aggettivo assegnato a posteriori) decisione di non cenare qui. Il fatto che  un paese segnato sulla carta non esistesse già ci doveva mettere sull’avviso, ma ci pareva impossibile che nel raggio di qualche chilometro non ci fosse qualche altra località. Bè, ne abbiamo fatti 30 di km (+ qualche deviazione + 30 di ritorno) per trovare un posto dove mangiare. Alla fine ci è andata anche bene perché, pur trovandolo nel posto più sperduto dove mai avremmo pensato ci potesse essere, non abbiamo mangiato male, il posto era carino e anche molto frequentato (per forza, è l’unico nel raggio di non so quanti chilometri). Dobbiamo ringraziare Alfredo che, malgrado volessimo desistere dalla ricerca e tornare al nostro albergo con la coda tra le gambe, ha insistito bussando ad una porta per chiedere informazioni. Bravo, in genere gli uomini non si sbattono troppo a chiedere. Tutto questo in una giornata che non ci ha regalato neanche un po’ di sole ma, in compenso, tanta pioggia che ha continuato anche durante la nostra ricerca serale. Il paesaggio e le strade che abbiamo percorso sono quelli tipici di questi posti: una vegetazione infinita  con fiordi, fiordini, ruscelli, torrenti e stradine ad una sola corsia, anche piuttosto strettina, con i “passing place” dove ci si ferma quando si incrocia un’altra macchina.  Di questi passing place ce ne sono tanti e, nella maggior parte dei casi, gli automobilisti sono educati e si fermano quando avvistano una macchina da lontano, ma capitano anche quelli meno educati e allora si scatena l’istinto del duello: se non ti fermi tu non mi fermo neanch’io. Abbiamo sempre perso. A proposito di cibo, questa sera abbiamo mangiato volentieri però oggi ci eravamo già portati un po’ avanti fermandoci a Ullapool, praticamente una metropoli con quattro strade, un supermercato, una farmacia e qualche ristorantino sul porto, dove abbiamo assaggiato qualche ostrica e una specie di zuppa di pesce. Un brodo tipo alla francese con dentro qualche cozza e un gamberone. Non male.

17 luglio 2014 – giovedì – Skye

A un certo punto della giornata Ago mi ha sussurrato: c’è un po’ di delusione? Molta, è stata la mia risposta. Non bisognerebbe mai tornare dopo tanti anni in un posto che ci è piaciuto moltissimo, qualcosa di diverso c’è sempre e, chissà come mai, è sempre in peggio. Sarà che tutto peggiora a questo mondo, sarà che i ricordi sono sempre infiocchettati, sarà che invecchiando non si migliora e si diventa sempre più intolleranti… fatto sta che Skye ci ha deluso. Di sicuro il ponte di collegamento, che nel 1988 non c’era e bisognava prendere il traghetto, ha dato una grossa spinta a questa delusione. E’ certo che raggiungere l’isola in 5 minuti, gratis, fa la sua bella differenza con dover prendere un traghetto, che adesso non ricordo quanto ci mettesse ma di sicuro ci voleva il suo tempo, e dover pagare per auto e passeggeri. Così le strade fino a Portree, il capoluogo, si percorrono in coda, la cittadina è affollata di turisti e le piazzole di sosta lungo la costa per ammirare i panorami sono un parcheggio di auto. Non ci siamo. Ovvio che, come per Edimburgo, l’isola è sempre lei, l’hanno solo collegata alla terra ferma, ma la facilità di conquista l’ha svalutata, almeno ai nostri occhi. A questo punto, se dovessi consigliare a qualcuno dove andare in Scozia, non metterei Skye tra le mete da visitare. Aneddoto della giornata. Non trovando sistemazioni adeguate per la notte, proprio perché è molto turistica, avevo prenotato un appartamento per una notte: Home Farm Apartments. Sulla carta e nelle foto sembrava niente male, ben ristrutturato, moderno, confortevole e in centro a Portree. Dopo la prenotazione c’era stata un po’ di corrispondenza con i gestori/proprietari che ci avevano dato tutte le indicazioni per raggiungere  il residence o quel che è – non avevamo capito bene. Quando arriviamo, seguendo le indicazioni, troviamo una targa che indica Home Farm e senza leggere più attentamente parcheggiamo davanti ad un edificio basso , messo a ferro di cavallo intorno ad un giardino – proprio tipo residence – entriamo  senza problemi e cerchiamo di capire dove può essere l’appartamento n. 8. Poi, guardandoci in giro, c’è qualcosa che non va: belli questi spazi comuni, guarda – dice Gianna – lì c’è anche la lavanderia, bene – dico io – faccio subito un bucato…. Ma, come mai ci sono tanti vecchi in giro? E questa vecchia qui dove sta andando? E tutte queste signorine col camice chi sono? Ops… forse abbiamo sbagliato edificio, usciamo presto, ma la porta non si apre più. Negli ospizi  per vecchi si entra facilmente ma è più difficile uscirne!! Bella esperienza, soprattutto perché non ci è sembrato che il personale della casa di riposo fosse tanto meravigliato nel vederci gironzolare. Comunque, dopo aver faticato un po’ e dopo esserci fatti venire il dubbio che ci avessero rifilato una bella bufala (appartamento già pagato e anche bello caro) abbiamo individuato la casa giusta , praticamente impossibile da identificare perché senza alcuna indicazione, ma proprio a due passi dalla Home Farm casa di riposo. Per fortuna l’appartamento non è male e risponde a quanto pubblicizzato anche se dall’esterno crea molti dubbi. Tutto è bene quel che finisce bene. Questa sera cenetta con frutti di mare, ostriche e aragosta. Non siamo mica da casa di riposo noi!

18 luglio 2014 – venerdì – Oban

Nulla di particolarmente rilevante. Lasciamo Skye dopo una ricca colazione nella nostra casetta e ci fermiamo a vedere, sempre solo da fuori, uno dei castelli  che richiamano le masse di turisti: Eilean Donan. Nulla da segnalare né da ricordare. Arriviamo a Oban, capitale dei frutti di mare, da quanto si legge sulle guide. Un paese molto vivace con case caratteristiche lungo il porto, tanto turismo anche qui ma più stemperato e quindi meno evidente. Prenotiamo un buon ristorante e ci facciamo il solito aperitivo in uno dei locali più frequentati. Sarà meglio fare attenzione con tutte queste birrette e chips (le ordiniamo perché altrimenti qui non ti portano nulla da mangiare e per noi è pericoloso), non vorrei diventare come il 90% delle donne inglesi: obesa. Va bene, starò un po’ esagerando ma è veramente un fenomeno da non sottovalutare, da quando siamo in Scozia non vediamo altro che donne brutte, grasse e perseveranti nel loro ingozzarsi di tutto il cibo più spazzatura che si può. Ci vorrebbe veramente una campagna alimentare severa perché, al di là dell’estetica, credo che abbiamo, o avranno molto presto, seri problemi di salute. Passeggiando sulla strada del rientro verso l’albergo ci fermiamo a scambiare un paio di parole (o meglio Ago e Alfredo scambiano mentre io e Gianna suggeriamo) con un rappresentante del comitato per il referendum, che si terrà a settembre, sull’indipendenza della Scozia. Il loro simbolo è un grosso YES e ormai da giorni ne stiamo vedendo tanti appesi ovunque. La loro sede qui a Oban è in un negozio con vetrine tappezzate di YES. Ci dice che stanno “lavorando duro” e i sondaggi li danno in crescita. Vedremo come andrà a finire. Non riusciamo a farci una opinione, bisognerebbe capire un po’ di più come stanno le cose.

19 luglio 2014 – sabato – Glasgow

Scrivendo la data mi accorgo che, caspita, siamo in luglio. Facile dimenticarselo con questo clima. Sto girando con stivaletti e giacca a vento e oggi, in particolare, la pioggia non ci ha lasciato un solo minuto. Non una cosa intensa ma tenace, a volte solo tipo nebulizzatore ma comunque sufficiente per bagnarti fino al midollo. Solo noi, naturalmente,  perché  gli scozzesi – e soprattutto le scozzesi – se ne vanno in giro ben consapevoli che è luglio e quindi in maglietta, abitini leggeri e scollati e sandaletti. E la cosa strana è che non sembrano bagnati, sono idrorepellenti di natura. Io ho l’ombrello che è inzuppato anche sotto e quando lo chiudo formo dei laghetti che non so come arginare. Siamo a Glasgow in un albergo centralissimo. Bene per visitare la città un po’ meno bene per scaricare i bagagli dalla macchina. Qui è previsto che i clienti arrivino solo in taxi. Comunque scandalizzando un po’ di passanti (molti perché è sabato pomeriggio e c’è una folla da vigilia di Natale nei negozi) ci parcheggiamo sul marciapiede e cerchiamo di fare del nostro meglio per sbrigarci. Il tempo consiglierebbe di andare al cinema ma invece partiamo alla scoperta della città. Prima tappa la cattedrale. Bella, anche qui un po’ troppo zeppa di gruppi con guida. Due grupponi di spagnoli e uno di indiani invadono le navate e si siedono come a teatro con le guide che fanno del loro meglio per farsi capire. Camminiamo un bel po’ malgrado la pioggia e ci meravigliamo nel vedere tutte queste ragazze vestite in modo  pacchiano e vistoso accentuato dalle loro stazze decisamente abbondanti. E’ sabato sera e comincia la festa. Alla fine tutti imbriaghi. Questo è un po’ triste.

20 luglio 2014 – domenica – Glasgow

Giro con bus alla scoperta di una città molto interessante. Il confronto con Edimburgo, città cartolina, vede Glasgow assolutamente vincente. Il fatto che abbia abbandonato l’industria a favore dei servizi – banche, finanza, assicurazioni –oltre all’università, la rende molto vivace con una parte di edilizia moderna  interessante e molti cantieri ancora aperti che lasciano intendere un cambiamento “in progress”. Anche la parte storica è comunque piacevole, manca solo una potente “idropulitrice” come dice Gianna. Non esiste un edificio che sia stato ripulito e tutto mantiene la sua bella faccetta nera. Tra i pellegrinaggi non tralasciamo una visita alla facciata della School of Art di Mackinstoh, solo facciata perché purtroppo l’incendio del maggio scorso ha fatto dei bei danni ed è ancora tutto transennato. Tanto per annerire ancora un po’ la città ci mancava un incendio. Comunque sia io che Ago non ci aspettavamo una città così stimolante. Siamo anche capitati in piena inaugurazione dei giochi del Commonwealth 2014 e quindi grande fermento legato anche a questo avvenimento. Viviamo in diretta il passaggio della “fiaccola” portata da un gruppo di atleti per le strade della città in mezzo ad una folla acclamante. Insomma, ci è piaciuta.

Glasgow

21 luglio 2014 – lunedì – St. Andrews

I Sandri rientrano a Milano dove li attende l’estate, quella vera. Li accompagniamo  in aeroporto e raggiungiamo di nuovo  St. Andrews dove rimarremo per 3 giorni. Questa volta facciamo la strada costiera, che tanto costiera non è ma intravediamo la possibilità di arrivarci, alla costa,  con stradine che faremo nei prossimi giorni. Su questa strada ci fermiamo ad un golf che  sembra molto bello e ci facciamo un pensierino per i prossimi giorni. Però poi pensiamo che non si può venire a St. Andrews senza giocare a St. Andrews e così prenotiamo per domani il percorso Jubilee di St. Andrews. Domani si gioca. Oltre a riposarci un po’ -in questo viaggio non abbiamo ancora fatto una sosta di quelle che ti fanno sentire come a casa con un bel  libro e un po’ di “flanella”, cosa che di solito ci concediamo nei lunghi viaggi – dobbiamo anche pensare ai prossimi giorni, dopo St. Andrews dove vogliamo andare? Apriamo la cartina sul letto e facciamo un programma.

22 luglio 2014 – martedì – St. Andrews

Avviso a tutti gli amici golfisti: non buttate via i vostri soldi per giocare a St. Andrews. I percorsi sono 4 e noi abbiamo giocato sul meno costoso (lo preciso anche per quelli delle tasse, si sa mai), ma  le buche si intersecano in un tale modo che il tipo di links, gli ostacoli e il panorama sono esattamente gli stessi dell’Old Course e sarebbe pure molto stimolante se anche qui non fosse diventato tutto una specie di circo. La fama ha richiamato i golfisti di tutto il mondo, purtroppo soprattutto gli asiatici, e tutto quello che ci hanno insegnato sull’etichetta del golf  non ha oltrepassato i confini. I caddy, che naturalmente tutti questi frequentatori ingaggiano,  si sono perfettamente adeguati allo stile e il campo da golf è una specie di parco giochi dove i team si accavallano schiamazzanti, si fermano a metà buca per farsi le foto di gruppo, le mogli accompagnano, il tutto senza il minimo rispetto del prossimo.  Va considerato che forse solo noi eravamo in due, in genere sul percorso si vedono comitive di 8 persone, quattro giocatori e 4 caddy, che moltiplicati due o tre volte su ogni buca formano una folla. Senza contare quelli che passeggiano tranquillamente anche attraversando il campo. Insomma non mi lamenterò più quando qualche povero turista curioso si affaccia sulle buche dell’Esterel: se è un inglese di St. Andrews può solo pensare che sono matta. Per completare il quadro della giornata devo dire come abbiamo giocato: maluccio. 23 punti io e 26 Ago. Il campo, come ho detto è stimolante perché è difficilino, i bunker per me sono impossibili, dei muri invalicabili, e ce ne sono a bizzeffe piazzati ad arte come calamite; per Ago più problematico è stato il rough, lì proprio le palline spariscono.  Volevamo giocare a St. Andrews? Ecco, anche questa è fatta. Mettiamo una bella spunta e non ci pensiamo più.

e questo è uno dei più facili..

e questo è uno dei più facili..

 23 luglio 2014- mercoledì – St. Andrews

Giornata “di servizio”: lavaggio auto (se lo meritava), gonfiaggio gomme (anche loro son più contente), acquisto aspirine perché ad Ago è scoppiato un bel raffreddore, giretto nei negozietti di St. Andrews che, a parte il golf, è una cittadina molto carina. E’ anche una meta di vacanza al mare, pare incredibile per noi ma qui c’è uno spiaggione enorme e la gente ci fa pure il bagno, oltre ai picnic. In tarda mattinata ci facciamo anche un bel giro sulla costa del Fife, la punta a sud est di St. Andrews, dove ci sono tanti paesini con porticcioli caratteristici e una infinità di ristorantini che si pregiano di essere i migliori dispensatori di fish and chips del Regno Unito.  Avremmo anche potuto sperimentarli se non fossero stati pieni zeppi, file per il ristorante e file separate per il take away che viene poi consumato sulle panchine del porto direttamente dalle scatole di cartone. Non ci sforziamo più di tanto, anche perché io comincio ad avere un po’ di rifiuto per il cibo, e ci sediamo anche noi sulle panchine ma con frutta e crackers.

dal molo il lato sinistro del paese

dal molo il lato sinistro del paese

dal molo il lato destro del paese

dal molo il lato destro del paese

Poi un bel tè in un posticino delizioso fornito di coperte da mettere sulle gambe perché,  anche se fanno il bagno con 17 gradi di temperatura, l’aria è gelida per tutti. Ago, che ha uno stomaco molto più sano del mio, ci piazza su anche una bella fetta di torta al cioccolato.

di fronte all'isola di May

di fronte all’isola di May

Facendo questo giro ci fermiamo a visitare anche qualche campo da golf della zona: sono splendidi, con viste mozzafiato e molto più esclusivi di St. Andrews.  Alcuni costano anche molto di più ma la cosa bella è che “se la tirano” molto meno (e anche molto meno di certi posti in Italia). Se vinco al Superenalotto (una volta si diceva al Totocalcio ma è passato di moda) torno e mi faccio il giro completo. Naturalmente se riesco anche migliorare il mio gioco oltre alle mie finanze, perché sono veramente impegnativi. Ci siamo fermati a guardare un po’ di arrivi sulle buche 18 e non so se sarei in grado di esibirmi con la stessa abilità di chi abbiamo visto giocare. Va bè, sognare comunque non ha mai fatto male a nessuno.

Castle Golf Club

Castle Golf Club

24 luglio 2014 – giovedì – Carlisle

Anche oggi  il nostro navigatore, battezzato alla nascita Margherita e familiarmente chiamato Marghi, ci ha fatto prendere una rotta meravigliosa, lontano dalle autostrade finché ha potuto e facendoci passare su stradine tipiche della campagna scozzese. Brava Marghi, hai capito lo spirito del viaggio. Nessuna premura e tanta voglia di entrare nell’ambiente.

Autostrade? No, grazie

Autostrade? No, grazie

Le indicazioni erano St. Andrews-Carlisle, percorso ottimizzato.  Con questo tragitto abbiamo abbandonato la Scozia e, passato il vallo di Adriano, siamo rientrati in Inghilterra. Nulla di evidente in questo passaggio se non che siamo passati da 17 a 29 gradi, con punte anche a 33 sull’auto ferma al sole. E’ estate. Chissà se qui è normale questo caldo? Appena arrivati in albergo ci spogliamo e usciamo alla scoperta della città. Carina, molto molto inglese. Proprio quelle cittadine che si vedono nei film con le case basse, i bowindow, i fiori davanti alle porte, l’antica  cattedrale  in pietra, molto bella, e il coprifuoco alle 6 p.m. in punto. Poi si rianima un po’ nei pub e i vari bar che, con questo caldo, riempiono i tavolini all’aperto. Domani Liverpool. Ago mi ha promesso che vedrò i Beatles.

25 luglio 2014 – venerdì – Liverpool

Li ho visti, i Beatles. In fotografia naturalmente e poi in tutte le salse nei vari luoghi della città. Anche qui, come a Glasgow, siamo capitati in occasione di un evento. In questo fine settimana si commemora, facendo sfilare lungo le strade della città due statue giganti, l’agosto 1914 e la prima guerra mondiale.  Sicuramente in occasione del centenario. Le statue, che non ho visto da vicino perché non ce la siamo sentita di farci triturare dalla folla, rappresentano una Little Girl Giant and Xolo, the dog,  e una Grandmother Giant. Non ho capito bene che favola c’è dietro e come si colleghi alla guerra ma sensazionale è la partecipazione della gente. Oggi c’è stata la prima sfilata, domani ce ne sarà un’altra e domenica una terza. Tutte uguali, perlomeno le statue giganti sono sempre quelle e i percorsi anche. Forse, almeno spero, cambieranno gli spettatori  perché sarebbe inquietante pensare che uno si accalca per 3 giorni per vedere con un entusiasmo smisurato una cosa che a noi è già sembrata  di troppo  il primo. Mentre scrivo stanno facendo vedere in televisione le riprese fatte oggi : è indescrivibile la quantità di folla e l’eccitazione per l’avvenimento. Devo dire che è uno spettacolo, lo capisco solo ora vedendo le immagini in tv, perché le statue giganti sono animate con una sistema di cime che vengono gestite da una gru e da una decina di uomini, vestiti di velluto rosso, che manovrano abilmente i vari fili con il risultato finale di vedere questi giganti che camminano per le strade salutando la folla a destra e sinistra.  Notevole certo, soprattutto per i bambini, ma non ci si immagina la partecipazione se non la si vede. Dopo la prima sfilata, perché ce ne sono state due anche oggi, abbiamo visto una colonna infinita di gente lungo una via che, diligentemente incolonnata, si dirigeva tutta nella stessa direzione, allora chiediamo ad un vigile cosa sta succedendo e se per caso sta per iniziare un altro evento: no, ci risponde, they are going home, stanno tornando a casa! Stavano semplicemente dirigendosi verso la stazione dei treni. Sembrava un esodo. C’è sempre da imparare. Per arrivare a Liverpool abbiamo attraversato il Lake District, che personalmente non ho trovato particolarmente interessante. Credo che per un italiano, un lombardo soprattutto, le emozioni da paesaggio siano generate da altri contesti. Anzi, per dirla tutta, dal momento che – come ho già avuto modo di lamentare – c’è un sacco di turismo e abbiamo pure fatto delle code, Ago a un certo punto è uscito con un “sembra la val Brembana”! Non dico altro. Bisogna però considerare che tutte quelle stradine, che non sono adeguate per accogliere tutto quel traffico, andrebbero percorse lentamente, magari in carrozza, e non con il solo obiettivo di spostarsi da un posto all’altro come si è costretti a fare quando ci si trova incolonnati, è come bere un bicchiere di champagne tutto in un sorso come fosse un bicchier d’acqua: non ci siamo, non  è così che ci si gode la vita.

26 luglio 2014 – sabato – Oxford e Hight Wycombe

Pensavo di aver visto tanto turismo ma ancora non ero stata a Oxford nel luglio 2014. Mi devo ripetere, purtroppo. Forse una massa di gente così in una città non l’avevo ancora vista. Nei mercati del sabato magari. Credo che gli studenti di tutto il mondo si siano raggruppati proprio qui in questi giorni. Studenti di ogni età, dalle elementari all’università con anche un po’ di genitori dei medesimi.  Ma non dovrebbero essere qui per studiare? Allora cosa fanno tutti in giro? Ago dice che è perché è sabato e le lezioni non ci sono, sarà così. Abbiamo sbagliato giorno. Perché Oxford è proprio carina e varrebbe la pena riuscire a vederla. Siamo venuti da queste parti, e questa sera alloggeremo in questa cittadina che si chiama Hight Wycombe, perché vogliamo incontrare Janet che è stata insegnante di inglese di Ago circa 25 anni fa,  quando è arrivata a Milano dall’Irlanda, e adesso vive con la sua bella famiglia, un marito italiano e due figli, in una paesino da favola qui vicino. Ceniamo con loro, ci facciamo raccontare la loro storia da quando ci siamo persi di vista e facciamo un po’ di amarcord dei tempi passati quando dopo la lezione si cenava insieme. I primi tempi  partecipavo anch’io alla lezione ma sono sempre stata una studentessa indisciplinata e insofferente, così li lasciavo continuare con la scusa di preparare la cena. Certo che non riuscire a comunicare adesso mi secca moltissimo.  Ma, come diceva una trasmissione televisiva di quando ero piccola, non è mai troppo tardi.

27 luglio 2014 – domenica – Buckinghamshire

Indico la regione e non un paese in particolare perché in realtà in questi giorni giriamo un po’ in questa bellissima campagna inglese. Il paese di Janet si chiama Bledlow e la sua casa è stata ricavata da un fienile del 1734. Affascinante!  Proprio una bella scelta. Troviamo tutta la famiglia impegnata in opere di giardinaggio con potature e rasature di prato. Un bell’impegno ma sono aiutati da potenti macchinari proprio come in una vera fattoria, e nel prato accanto ci sono anche le mucche. Per oggi Jan ci ha prenotato un golf, vicino a casa sua, e così ne approfittiamo per completare il nostro mini giro di golf inglesi. La zona è collinosa e così anche il percorso. Alla fine siamo abbastanza stanchini, ma felici. Io almeno perché ho giocato proprio bene. Domani si torna in continente.  Lasciamo questa isoletta, come la chiama Bill Bryson. Ne approfitto per annotare un altro paio di particolarità di questo paese: –    impossibile asciugarsi i capelli in bagno davanti ad uno specchio con tutto quello che ti serve. Non me lo ricordavo e, secondo me, dal punto di vista del vogliamo proprio farci del male, fa il paio con i due rubinetti caldo/freddo. –   la nota positiva è invece legata alla soddisfazione del cliente, cosa che in Italia è raramente presa in considerazione: qui la customer satisfaction è sacra. Ci è capitato un paio di volte di lamentarci per l’attesa al ristorante e per tutte due le volte ci è stato fatto uno sconto sul conto con tante scuse. Proprio questa sera è stata la seconda volta e praticamente ci hanno levato dal conto il costo di un intero main course. Non male. Però adesso non è che uno ci prova a lamentarsi sempre, noi avevamo aspettato ben 45minuti nel ristorante dell’albergo praticamente vuoto. E’ domenica  sera e questo è chiaramente un albergo di lavoro, quindi pochissima gente. Secondo me abbiamo aspettato perché hanno dovuto svegliare il cuoco e correre a fare la spesa.

28 luglio 2014 – lunedì – Arras

Per questa giornata  non avevamo fatto bene i conti della quantità di strada e così solo ieri sera ci siamo resi conto che avevamo un bel 200 km per raggiungere Dover, poi il traghetto (non prenotato), poi altri 120 km per arrivare ad Arras (dove invece avevamo già prenotato). In più il primo tratto comprende la tangenziale di Londra di lunedì mattina. Ahi, ahi! Allora sveglia prestissimo e partenza alle 7,30. C’è in giro un sacco di gente alle 7,30, non me lo ricordavo più. E la tangenziale di Londra non fa eccezione, naturalmente.  Ci abbiamo messo 1 ora e mezza per fare 40 km. Poi però siamo riusciti a rispettare tutti i tempi.  Nessun problema per il traghetto, posti a volontà e senza perdere neanche un minuto in più rispetto alla prenotazione, anzi, le prenotazioni con acquisto online richiedono sicuramente più attenzione e perdita di tempo. Tutto bene in Francia, facciamo il pienone di benzina che non avevamo fatto all’andata e arriviamo ad Arras in tempo per depositare i bagagli alla chambre d’hotes, farci offrire un caffè con biscotti in un bellissimo giardino e partire alla scoperta della città. Ci sono delle piazze bellissime, palazzi con facciate di architettura fiamminga davvero notevoli e anche qui un beffroi (come a Bergue) che suona il suo carillon per scandire le ore. Peccato la quantità di automobili parcheggiate.  Mangiamo anche bene, un gran piattone di frutti di mare che, come pubblicizza il ristorante, arrivano giornalmente dal porto di Boulogne.

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Purtroppo il tempo è decisamente cambiato. Da questa mattina piove e fa freddo. L’isoletta ha voluto salutarci ricordandoci la sua natura piovosa. In confronto ai 30 gradi raggiunti nei giorni scorsi sembra di essere ripiombati in autunno. Ma pare che sia così un po’ dappertutto, anche se questo non mi consola. Questo è il modo migliore per ammalarsi e infatti mi sono beccata un bel raffreddore anch’io.  Un bell’aiuto lo danno anche i piumoni che continuiamo a trovare sui letti. Delle sudate pazzesche: ma un bel lenzuolo con una copertina leggera, no?

29 luglio 2014 – martedì – Chalons en Champagne

L’apparenza inganna, proprio vero. In questo caso l’apparenza sta nel nome “en champagne”. Questo Chalons sarà anche nella regione dello champagne ma di spumeggiante non ha proprio nulla. Una tristezza! Per entrare nel mondo dello champagne bisogna andare a Epernay, che per fortuna è a soli 30 km da qui e così non ce lo facciamo scappare. Magari era da sapere ma noi ci siamo fatti incantare dal nome e dal fatto che era proprio sulla nostra strada verso sud. Niente di irreparabile, siamo comunque riusciti a farci un assaggio di ben 5 champagne e a comprarne un paio di scatole di tipi diversi: pinot noir 100% e un assemblage pinot noir, meunier, chardonnay. Scusa se è poco! Cin cin. E il tempo continua a essere grigio stabile. Non potrei mai vivere in questi posti.

30 luglio 2014 – mercoledì – Digione

Ma che bella città che è Digione. Proprio una piacevole sorpresa. Considerando che questo tragitto del rientro verso Milano ce lo siamo costruito all’ultimo momento senza particolari interessi se non Lione, dove andremo domani, siamo molto contenti di aver scelto questa sosta a Digione. E poi finalmente ci sentiamo in estate, si passeggia con piacere e si cena all’aperto.  Abbiamo scoperto che il simbolo della città è la civetta e sono stati studiati dei percorsi  che guidano alla visita della città seguendo tante freccine in ottone, con impressa una civetta,  incastrate per le strade. Facile e divertente, stile Pollicino, impossibile perdersi.  Naturalmente oggi è stata anche la giornata della senape. Qui il negozio della Maille, che si trova anche al supermercato, è curato come una gioielleria con commesse gentilissime e confezioni eleganti proprio come se i piccoli vasettini ai vari gusti fossero  dei preziosi gioielli. Ma ci sono anche altri produttori, più di nicchia e meno noti a noi, sempre con boutique curatissime e invitanti. E così l’auto si carica di altri souvenir. Ormai il bagagliaio è un incastro di pacchetti e pacchettini, più un tot di sacchi di biancheria da lavare. In questo viaggio mi sono mancate tantissimo le belle lavatrici e asciugatrici che ho sempre trovato nei viaggi degli ultimi anni. Evidentemente queste sono mete più per turisti mordi e fuggi che per viaggiatori. Siamo arrivati proprio agli sgoccioli, tutto contato fino a sabato.

La civetta guida di Digione

La civetta guida di Digione

Per goderci Digione fino all’ultimo questa sera dopo cena abbiamo rifatto la visita, guidati dalla civetta,  e ci siamo imbattuti in tanti angoli molto vivaci con gente ai tavoli dei bar e concertini con giovani che ballano per le strade. Viva l’estate.

31 luglio 2014 – giovedì – Lione

Eccoci arrivati all’ultima meta del nostro viaggio, all’ultimo albergo, all’ultimo scarico e carico. Siamo in un ex convento trasformato in residence e il nostro “studio” è sicuramente quella che era la cella più lontana e isolata rispetto all’ingresso. Per fortuna hanno messo gli ascensori, perché siamo al terzo piano, ma una volta usciti si devono percorrere lunghissimi corridoi, passerelle da un corpo ad un altro, pousser ou tirer una decina di porte pesantissime e io mi sento una monaca penitente che trascina il suo fardello. Speri solo di non aver dimenticato niente in macchina, e se lo hai dimenticato decidi di farne a meno. Sarà per la prossima uscita. Oggi cerchiamo di orientarci. E’ sicuramente una dimensione diversa rispetto a Digione che ci ha tanto affascinato e che abbiamo sentito a nostra misura, qui c’è una delle piazze più grandi d’Europa e tutto è un po’  meno curato. Iniziamo con un giro in battello lungo la Saona e il Rodano e personalmente la parte che trovo più interessante è quella moderna in corrispondenza della confluenza tra i due fiumi. Per domani abbiamo programmato il giro in bus. Chissà perché lo abbiamo snobbato per anni questo tipo di visita. In realtà quando si ha poco tempo è l’ideale per farsi un’idea, e anche quando di tempo se ne ha di più è un ottimo sistema per prendere il primo contatto con le città. Poi si avrà il tempo di approfondire quello che più ti interessa. Quindi rimando a domani un parere più consapevole. Per questa sera approfittiamo dello “studio” per non andare al ristorante. Anche questo è un aspetto diverso rispetto ai nostri soliti viaggi: oltre alle lavatrici mi sono mancate le cucine e la possibilità di mangiare qualcosa di semplice.  E adesso ci godiamo la vista della città dal nostro terzo piano del convento.

1 agosto 2014 – venerdì – Lione

Giornatona intensa. Dalle 9 alle 21 orario continuato. Le nostre povere gambe sono state messe a dura prova come ultimo giorno. Un parere molto personale sulla città: la parte negativa della grande città batte alla grande quello che di positivo questa città può avere. Certo i due fiumi che confluiscono sono una particolarità non da poco, la collina di Fourvière con la cattedrale è bella vista dal basso ma quando ci si addentra c’ è una edilizia così squallida che ci si augurerebbe la possibilità di raggiungerla ad occhi chiusi e in generale la pulizia non è il punto forte della città. Diciamo che se di Marsiglia ci si può innamorare a prima vista, come è successo a me, e Digione sorprende come un dolcetto ben incartato, tanto per prendere come esempio due città francesi, Lione avrei potuto fare a meno di visitarla. Come ha detto Jep Gambardella nel film “La grande bellezza” : sono troppo vecchia per avere il tempo di fare le cose che non mi interessano.  Però alcune esperienze vanno fatte prima di poter capire e quindi ben contenta di averne avuto la possibilità.

2 agosto 2014 – sabato – si torna a casa

Lione – Milano in 8 ore, di cui 2 e mezzo in coda per passare il tunnel del Frejus . Non male come ultima tappa.  Scendiamo dall’auto un po’ frullati e prima di scaricare ci facciamo un bel gelato passeggiando intorno a casa. Adesso ci aspetta la parte meno piacevole del viaggio, o forse no, in fondo anche  la riapertura della casa, disfare i bagagli, selezionare tra la quantità di guide, carte e cartine quello che si vuole tenere e quello da buttare, tutto fa parte dell’esperienza appena vissuta. Di solito nei miei diari di viaggio c’è un pensiero finale, tipo souvenir: in questo caso direi che per me è meglio andare sempre verso nuove mete. Siamo partiti pensando di approfondire da viaggiatori la visita fatta da turisti tanti anni fa ma il risultato non è stato quello sperato. Forse siamo andati ancora troppo di fretta e sicuramente i ricordi sono sempre filtrati per trattenere il meglio, quindi meglio la scoperta della riscoperta.

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49 Responses to Destinazione Scozia

  1. isabella

    Finalmente mi sono introdotta…nel blog!
    Farò tesoro delle ricette, alcune già di mia conoscenza ( buonissime!) e ti seguirò nel viaggio.
    Io mi sento sempre piu’ come Roger Rabbit cioè INCASTRATA….spero solo di stare bene e reggere fino alla fine!
    Buon proseguimento e godetevela anche per me! Un abbraccione Isabella

  2. Daniela

    e come si pronuncia Rouffach? ruffash o ruffac?
    Aspetto commenti sul links. Nessuna meraviglia sulle cicogne. …ne abbiamo a gogo anche qui. Bacio

  3. Laura

    mi hai anticipato nella domanda, domani lo chiedo

  4. Valentina

    Ciao Laura, che forti quelle cicogne! A me piace quella sulla sinistra, tutta drittina e smilzetta, in bell’ordine.
    Un bacio,
    v

  5. Amelia

    Che bello seguirvi così nel blog: vi ho pensato molto in questi giorni, immersi nel verde della meravigliosa campagna francese: invece vi scopro immersi nelle coppe di champagne…attenzione ragazzi, il viaggio è ancora lungo!
    Ciao, baci. Buon viaggio

  6. dada

    Ma il formaggio, il maroilles che nel film viene “pucciato” nel cappuccino del mattino, l’avete provato?
    Buon viaggio, divertitevi tanto tanto.

  7. Laura

    Mannaggia no, ce lo siamo proprio dimenticato e siamo andati su un classico caffè con croissant

  8. dada

    Proprio bello ‘sto reportage! Sembra di essere lì con voi, tanto è vivace e immediato. Avete assaggiato o bevuto qualcosa di particolare?

  9. Daniela

    invece io Edimburgo me la ricordo tanto carina…cos’ha che non va? Un po’ nera di fuliggine? Buon golf! Domani sera foto alla luna, e´quasi piena!

  10. Laura

    Nessun assaggio particolare, qualche birra nuova ma niente che valesse la pena di essere annotato. Per i superalcolici aspettiamo la consulenza del nostro amico Alfredo che se ne intende più di noi. E’ arrivato oggi e dobbiamo dargli il tempo di adattarsi.

  11. Laura

    Va bene, va bene. Ho fatto bene a dire che per i dettagli rimandavo ad una visita più attenta. Scriverò nel blog le nuove impressioni…
    Qui c’è ancora luce (sono le 10.30 p.m.) e la luna non risplende, e poi dalla finestra della mia camera non la vedo accidenti.

  12. Daniela

    ehi, ma tu chisssei, che ancora non pubblichi neanche una ricettina scozzese su questo blogghino?? chessso….Haggis, steak and oyster pie, stovies, mince and tatties, shortbread, cabbie-claw, polpette con uova di quaglia, Dundee cake….dai, su, facci soffrire con una rielaborazione di una delle suddette….

  13. Daniela

    Un ristorante da provare a Edimburgo….se vi resta ancora spazio e tempo…Timberyard , 10 Lady Lawson Street. http://www.timberyard.co
    Lo Chef o uno degli chef e`il figlio di una delle mie amichette di golf qui a San Roque.

  14. mia

    «All vagabundis, fulis, bardis, scudlaris, and siclike idill pepill, sall be brint on the cheek». Fate attenzioni, voi oh vagabondi :) della Scozia
    Edimburgo l’ho amata moltissimo: ha un fascino speciale.
    Felice che abbiate gradito il nostro suggerimento del link alsaziano : anche noi avevamo fatto una caterva di punti dopo di disastri dell’Esterel.
    Godetevi il viaggio, salutatemi Dunvegan se ci andate e aspetto resonconto dal vivo quando rientrerete.
    Saluti ai Needles da mia e lo Svedese

  15. Laura

    così a naso, non avendone provata neanche una, non sono ricette che entreranno mai nel mio blog e comunque mai prima di averle cucinate, cosa impossibile mentre viaggio…. vi farò soffrire raccontandovi di prati e sconfinati, links, brindisi mezzogiorno e sera a tutto quello che ci piace….

  16. Laura

    troppo tardi accidenti, siamo già a Stonehaven

  17. Laura

    questo sfoggio di idiomi mi mette in crisi ma apprezzo molto i saluti e li ricambio con affetto

  18. Gigi

    Bravissimi…è un piacere leggervi. Laura, cosí ad occhio, credo dovrai aprire una sezione del blog sulle bevende alcooliche…altro che piatti! Salute!….altro che Saluti.

  19. amalia

    Siete sempre nei miei invidiosi pensieri perchè la Scozia e soprattutto Edimburgo , che non ho mai visto, sono tra le mie mete sognate di vacanza da molti anni, perciò sono rimasta meravigliata dei commenti non particolarmente positivi sulla città. E’ proprio necessario che valuti di persona…..Anche il clima deve essere una meraviglia,se penso al caldo torrido che ho patito la settimana scorsa in Turchia! Buona continuazione! Un bacio

  20. Laura

    Ama, forse non mi sono spiegata bene:ho scritto che vista bene è una bella città. .. peccato per la quantità di turismo che rende tutto come una grande fiera..

  21. Mia

    cara Laura la regina di Talladale con tutta probabilità era la regina Victoria, grande estimatrice delle Highlands, dove in loco trovo’ pace conforto e John Brown dopo la morte dell’amato consorte Albert, anche lui amante delle Terre Alte.
    Disperata per il fatto di non saper piu nulla di voi sono entrata nel blog. Qui è arrivata l’estate con caldo, gente etc etc. Golf prestissimo il mattino e devo dire che è un paradiso di luci mattutine. Vi aspettiamo per succulenti resoconti dal vivo. bisou dalla mia e lo Svedese come al solito

  22. Mia

    PS io NON leggo piu i vari Booking (forse un po’ piu serio) TRIPADVISOR che è il peggio del peggio (nella maggior parte dei casi commenti falsi sia in positivo che in negativo: mai fidarsi di chi non ci mette la faccia ed il nome. TripAd dovrebbe essere chiuso!)
    ari-bacioni

  23. Achille

    Prati, brughiere, nebbia, cibo si si tutto bellino, per carità.

    Ma dei torbati 12/18/24 ne vogliamo parlare o no? Sfaticati!

    :) Buona continuazione

  24. Laura

    Giusto, la regina Victoria.

  25. Laura

    Su Tripadvisor sono d’accordo. Per Booking è più difficile barare perché il commento lo puoi mettere solo se ci sei veramente stato e difficilmente un cliente mette un giudizio positivo se non è contento. Per la mia esperienza, direi piuttosto vasta, non sono stata d’accordo solo due volte con i giudizi positivi. Per il resto direi che ho trovato quello che mi aspettavo, nel bene e nel male.

  26. Laura

    Ci siamo impossessati di un 12 anni presso una distilleria (Aberlour) ma ti dirò che i prezzi ci frenano un pochino. Sarà la sterlina un po’ cara per noi poveri possessori di euro o sarà che il prodotto è caro di suo…. Vedremo se fare un mutuo prima di riattraversare la manica e incrementare i souvenir alcolici.

  27. Daniela

    eh, si`, mai tornare dopo tanti anni, sempre delusioni si prendono! Peccato, ma la Scozia e`grande e bella e d’altri scorci vi innamorerete!
    Baci dalla Costa del Sol

  28. Laura

    si, per fortuna abbiamo visto ancora posti incontaminati!!! Un saluto alla Costa del Sol dalla costa della pioggerellina…..

  29. Mia

    Laura Laura carino il tuo resoconto della casa di riposo ma per favore non mi offuscare le romantiche memorie di Skye. Lasciami il ricordo di un pomeriggio di luglio 1982 (piovoso, of course) con Lord John che mi spiegava la storia del suo clan sugli spalti (umidi) del castello di Dunvegan. Peccato non portasse il kilt ma un maglione di shetland azzurro con un buco tappato da un badge raffigurante un giocatore di calcio…. Bella Skye a quei tempi dove era ancora isolata dalla terraferma (due minuti due di ferry) e si girava in beata tranquillità. saluti da una St. Raph calda calda …

  30. Mia

    PS ho letto allo Svedese il tuo resoconto della Home Farm e si sta scompi-kissa dalle risate. :) :) :)

  31. Irene

    Hai ricevuto il mio commento di quattro giorni fa?

  32. Mia

    Eilean Donan è stato ricostruito e dietro alla ricostruzione c’è una tutta una storia. Naturalmente da bravi scozzesi ci hanno poi guadagnato affittandolo a vari produttori cinematografici (Highlander, Brave heart, poi quello che non mi ricordo il titolo con Sean Connery e la Zeta Jones… e molti altri)
    Ho deciso che NON tornero’ in Scozia…troppi turisti. Meglio la Lapponia. Comunque devono aver letto l’ultimo studio pubblicato sulla rivista della Clinica Mayo dove si dice che gli obesi hanno assai meno probabilità di morire d’infarto che i magri. Che gioia : tutti a ingozzarsi di Big Mac !!!! Dai , Needles, venitevene in giu che dobbiamo mangiare i pomodori dell’orto e giocare un po’ prima che il golf sia completamente distrutto dai cinghiali.

  33. Mia

    PS: se trovassi il petrolio zappando attorno ai pomodori fonderei anch’io un movimento separatista proprio come gli scozzesi.

  34. Laura

    no! trovato solo questo che mi affretto ad approvare sperando che tu voglia riscrivere quello di 4 giorni fa.

  35. Laura

    bisogna vedere se i francesi te lo permettono!!

  36. Mia

    Ho visto la foto del golf !( assai piu eccitante di quella del bue scozzese) – per leggere i tuoi commenti dovro’ attendere…. DIVERTITEVI TANTO !
    So che francesi non mi permetterebbero di fondare un movimento separatista ma in questo caso mi separerei io da loro senza bisogno di referendum. :)
    Aspetto sms con score : mi raccomando, Needles, dunnot forghett :)

  37. Irene

    Cerco di riscrivere il commento. Dicevo che il tuo blog mi piace molto. Dicevo che quei posti uggiosi e decadenti mi attirano assai, anche perché ho passato metà vita al sole e al caldo, di cui non ne posso più…
    Anche le ricette sono interessanti e puntualmente le passo alla nostra cuoca di bordo. Brava, bravissima. Deduco anche che Agostino si e’ rimesso completamente. Bene benissimo, ci sentiamo al vostro ritorno.
    Visto che l’Ama mi ha detto che i commenti passano al tuo vaglio prima di essere pubblicati, volevo dirti ” a scondon” di togliere l’accento che ti e’ scappato nella didascalia di una foto a Inverness (un’ altro ecc ecc).
    Baci e abbracci, Irene

  38. Laura

    Grazie mille per i complimenti e anche per la correzione del testo! Però non posso farlo “a scondon” (siete a Chioggia?) perché la censura non può essere parziale: o si approva o si cestina come spam. Ma va benissimo così, da quel tocco di spontaneità che spero caratterizzi il blog. A prestissimooo

  39. Mia

    Laura hai battuto un altro record: hai parlato male di St Andrews. Lo Svedese questa NON te la perdonerà ahahaha per punizione aringhe a cena !

  40. Laura

    Sono certa che il mio compagno capricorno sarebbe d’accordo con me se facesse adesso un giretto a St. Andrews. Se ne dico un’altra, doppia razione di aringhe? Ci penso subito e poi la scrivo!

  41. mia

    Veramente Erland vi aveva consigliato almeno per Ago un caddie onde evitare di perdere troppe palle nel rough. Uno della famiglia svedese ha giocato tre anni fa a St Andrews e non ne ha parlato cosi male. E’ per questo che mi sono stupita per il tuo giudizio cosi negativo : il mondo è vero cambia in fretta e quasi mai in meglio! o forse siamo noi che invecchiando vediamo tutto peggio ? beninteso: da brava xeneise mi inserisco pure io nel gruppo dei mugugnoni!

  42. Daniela

    Salve cari! Vi leggo dopo un sacco che non lo facevo, per via dei miei ospiti, del mio Arturo, arrivato da una settimana e cosette varie, non ultimo il golf…
    Il mio commento al tuo blog? Interessa? Boh ! Mi pare che abbiate sbagliato secolo per viaggiare: so che quando Shelley, Byron e compagnia scendevano a Tellaro, Positano, Amalfi ecc non si lamentassero mai dei troppi turisti….come sara`? Purtroppo parte di luglio e parte di settembre sono i mesi migliori dal punto di vista climatico per visitare la Scozia, di conseguenza….
    Siete in rientro a Theoule? Potreste allungarvi fino qui…..
    Baci baci

  43. Mia

    Cara Laura immagino che tra pochi giorni ci rivedremo e sarà molto piu bello sentire il resoconto del viaggio dal vero. Permettimi di chiudere i miei “blabla” con un bel “blabla” di Hemingway che sarà stato certamente una “spugna” ma di sentimenti se ne intendeva e sapeva bene come metterli sulla carta.
    We can’t ever go back to old things or try and get the old kick out of something or find things the way we remembered them. We have them as we remember them and they are fine and wonderful and we have to go on and have other things because the old things are NOWHERE EXCEPT IN OUR MIND NOW. (Paris 1925)
    see you soon!

  44. Laura

    Infatti mi sarebbe bastato, e piaciuto molto, poter viaggiare verso la metà del secolo scorso, penso che siano stati i momenti migliori per chi poteva permetterselo: tutto ancora originale e incontaminato ma già con la possibilità di viaggiare non solo a cavallo!

  45. Laura

    cambia in fretta, in frettissima miei cari! 3 anni ormai sono come un secolo e la Cina è sempre più vicina

  46. Laura

    e va bene, vuoi convincermi che devo studiare l’inglese

  47. Mia

    Buon rientro cari Aghi. Ormai sarete sulla strada di casa. Vi aspettiamo con impazienza. Lo Svedese ha preparato le aringhe punitive ed inoltre Ago, essendo oramai bravissimo a cantare Helan Gar, dovrà imparare una nuova difficilissima canzone svedese. Ci siete mancati tanto. un bacione.

  48. Laura

    Buongiorno,
    è un piacere leggere il vostro”diario di bordo”….
    Tra poco inizierò le ricette che sembrano interessantissime.
    Mi offro volontaria per aiutarla a trascrivere i suoi quaderni….

  49. Laura

    Grazie cara Laura. Accetterò l’aiuto solo se imparerai a darmi del tu!

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