Kerala

23 novembre – da Delhi a Cochin e trasferimento nel Periyard

Anche oggi una bella giornata di trasferimenti. Ieri sera arrivate in albergo a Delhi ci siamo giusto godute la stanza dell’Holiday Inn, che ci è sembrato un grande albergo in confronto a quelli avuti sino ad ora. E in realtà non era niente male. Come al Taj Mahal, per entrare si passano più controlli che in aeroporto: prima al cancello controllano il taxi e che tu abbia la prenotazione, poi alle porte di ingresso si viene controllati con gli strumenti metal detector, le donne dentro a una cabina, e le borse scorrono negli appositi rilevatori, proprio come in aeroporto. Poi, per fortuna,il chek in è efficiente e rapidissimo.

Questa mattina, tanto per cambiare, sveglia all’alba.

Volo alle 8 per Cochin,  purtroppo fa uno scalo e così arriviamo a destinazione solo alle 12,30. Lo scalo è a Hiderabad,  non so neanche bene dov’è,  dove salgono decine di uomini praticamente nudi e scalzi, con un telo legato in vita e un fagotto sulla testa, che è probabilmente il loro bagaglio. Siamo alla fila 11 in un sedile a tre e ad ogni ingresso preghiamo: questo no, questo no ti prego……. poi arriva un ragazzo vestito normalmente è si siede vicino a noi. Fiuuuu! Veniamo poi a sapere da quello più solare del gruppo che appartengono ad una setta hindu e stanno andando in Kerala per un ritiro di 40 giorni dove non si taglieranno la barba e altre amenità del genere.

L’auto che ci aspetta per portarci nella giungla è piccola e un po scassata, il che non sarebbe grave se non dovessimo passarci 5 ore andando a tutta birra, as usual, su una strada di montagna tutta curve. Il paesaggio è completamente cambiato, e non solo per la natura. Qui è tutto molto più pulito, le mucche stanno al loro posto e si possono anche mangiare. Chissà se dipende dal fatto che abbiamo visto molte più chiese cattoliche che templi? Per la pulizia intendo, non per le mucche. Ho fatto un tot di ipotesi ma tali sono, senza certezze, e quindi mi limito a registrare le differenze.

Arriviamo a destinazione sempre belle frullate. Il nostro alloggio è un bed & breakfast indiano. La proprietaria è giovane e molto carina, sembra una di quelle attrici di Bolliwood, e la casa è bella, a modo loro. Grandi stanze, marmi, divani, ma tutto kitch che di più non si puo. E poi abbiamo la novità dell’umidità.  Siamo nella foresta e per avere tutto questo bel verde ci vuole anche l’acqua.  La cosa più spiacevole è che non fa neanche caldo e, addirittura, è prevista pioggia. Mannaggia, proprio nella settimana finale durante la quale avremmo voluto stravaccarci in piscina.

Per la cena il nostro organizzatore del trekking ci porta in un ristorante del paese.  Ci accompagna e ci viene a riprendere, le strade sono un pantano impraticabile: non è che piove un po troppo?

Il paese sembra molto vivace, pieno di negozietti che vendono spezie, te e caffè.  Ci faremo sicuramente una visitina.

Ordiniamo troppo, e mangiamo la metà, con una spesa di 850 rupie. Pochissimo. Ancora una volta non capiamo il valore della rupia.

Sulla strada del ritorno il nostro accompagnatore passa da casa sua  per presentarci sua moglie e i suoi bambini. Sono tutti veramente molto gentili.

Per domani dobbiamo preparare la borsina da tenda. Partenza alle 9.

24 novembre – Periyard Tiger Reserve

Un po una bufalina,  come il deserto. Per motivi diversi ma due cose che si possono evitare e che non consiglierei. Però per me fa parte dell’esperienza,  se tutto filasse liscio che gusto ci sarebbe?

Veniamo accompagnate in jeep dentro alla riserva fino a un centro di ecoturismo frequentato soprattutto da indiani che ci vengono in gita giornaliera. Famiglie intere vestite nei modi più svariati: padri in maglietta, madri con il shari e un golfone o scialle di lana, bambini con maglioni, piumini e passamontagna. Per quanto riguarda le calzature molte donne portano le calze con le infradito. Credo che tutti, più o meno, si limitino a percorsi in jeep e gite in barchette a remi sul lago.

Noi dobbiamo scegliere cosa fare con una guida che ci viene assegnata.  Però ci sono un sacco di condizioni dettate dagli orari e alla fine vien fiori che, non essendo interessate alla gita in barchetta, dobbiamo tergiversare fino alle 4 del pomeriggio, sono le 11 del mattino, per poter fare l’escursione in jeep. Nel frattempo ci mostrano la nostra tenda: ci stiamo mettendo a dura prova. Girelliamo un po, percorsi limitatissimi perché si è guardati a vista, non capiamo se per gli animali o perché, come ci dicono, potremmo essere disturbate da uomini ubriachi (???). Non insistiamo. Siamo già abbastanza demoralizzate.

Alle 12,30 si pranza, si fa per dire. Potremmo definirlo un pranzo molto spartano in un luogo essenziale.

Poi ci disponiamo ad aspettare le 4 per la partenza. Dato che la gita prevede anche di scendere dalla jeep e c’è un problemino di sanguisughe, ci vengono forniti dei calzerotti di tela da infilare nelle scarpe e da legare al ginocchio. Finalmente si parte.

Autista,  guida e noi due dietro. I due davanti parlano ininterrottamente fermandosi ogni ganto per indicarci: scimmia, scoiattolone, cerbiatto, bufalone. Si passa attraverso gruppi di case abitate e la possibilità di incontrare la famosa tigre diventa sempre più fantascienza. Dovrebbe proprio aver deciso di fare una gita fiori porta per venire da queste parti.

Poi ci fermiamo ad un posto di osservazione, ce ne sono un tot presidiati da guardie forestali, e ci avvisano che al mattino è stato avvistato un elefante. Allora ci appostiamo anche noi lungo un piccolo fiume e cominciamo a sentire i classici rumori del l’elefante che abbatte e strappa interi rami per il suo pranzetto. Stiamo fermi in silenzio per un bel po ad assistere agli alberi che ondeggiano con rumori inquietanti fino a che non vediamo uscire una bella proboscide e il nostro amico si manifesta con tutta calma lungo la riva del fiume. Ci nascondiamo sempre più e cerco di filmare la scena. Molto meglio i filmati che le foto. Rendono molto di più.  Spero di non caricare troppo la memoria perché adesso mi ci sto abituando.

Ecco, almeno abbiamo avuto l’incontro con l’elefante.  Se no questa escursione sarebbe stata tutto un castigo. Daniela questa sera ha detto: cosa avremo fatto di male per meritarci tutto questo? Ma è tutta esperienza di viaggio. Se no cosa racconto?

Anche la cena e il dopo cena (intorno al fuoco con 4 coppie di indiani che sembrano divertirsi moltissimo) sono un po da penitenza, quindi salto alla notte nella Swiss Tent: per fortuna ci eravamo portate i lenzuolini di seta di Decathlon e una federa. Per il resto il gioco è stato cercare di mettersi in branda senza sfiorare nulla di quello che ci circondava. Del bagno ne parliamo un’altra volta.

25 novembre – dalla giungla selvaggia a quella addomesticata

Però siamo sopravvissute e al mattino la nostra guida è venuta a darci la sveglia perché eravamo in ritardo per la gita a piedi: per fortuna pioveva e c’era anche un po di nebbia. Che peccato, dobbiamo rinunciare! Aspettiamo, con aria sempre più afflitta, che arrivino le 8,30 per fare colazione in mezzo ad una folla di famiglie indiane (forse è festa o periodo di vacanza) e quando finalmente arriva il momento di servirsi a self service davanti a me si piazza una bambina che ha tossito fino a quel momento e continua a farlo anche su tutti i piatti esposti con il cibo del breakfast.  Ok, sarà per un altra volta. Prendo giusto qualcosa dal piatto in fondo dove non ha fatto in tempo ad arrivare. Però il caffè non era male.

Poi alle 10 arriva finalmente anche il nostro autista che ci riporta alla base, un’ora e mezza di auto. Sempre una jeep aperta con un bel freschino.

 

Riprendiamo i nostri bagagli dall’attrice di Bolliwood entrando con le scarpe infangate, speriamo senza sanguisughe, nella sua bella casa tutta lustra di marmi, e approdiamo allo Shalimar dove ci sembra di essere in paradiso. 5 giorni di paradiso, un po piovoso e freddo ma sempre un paradiso ci sembra.

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