Varanasi

20 novembre – da Agra a Varanasi

Che non è proprio un giretto. Partenza alle 9.30 dall’hotel di Agra verso Delhi aeroporto dove prenderemo il volo per Varanasi.

Abbiamo fatto una nuovissima autostrada DESERTA. Tre corsie per ogni senso di marcia più la corsia di emergenza, che qui viene usata tranquillamente anche per sorpassare. Limite 100 km ora, assolutamente non rispettato dai pochi avventori tranne il nostro Raj che la percorrerà tutta sulla corsia centrale a 80 all’ora. Non abbiamo capito in tutti questi giorni cosa lo faccia scatenare in mezzo al traffico mentre sembra addormentarsi quando le strade sono grandi e sgombre.  Fatto sta che arriviamo alle 2 del pomeriggio all’aeroporto,  dopo aver attraversato Delhi in mezzo al solito traffico rumoroso, e salutiamo il nostro autista che non sembra particolarmente soddisfatto dei 100 euro di mancia che gli abbiamo lasciato. ??? Mah! A noi sembrava una bella mancia e comunque è quello che ci aveva consigliato il proprietario dell’agenzia. Insomma il distacco è frettoloso e non particolarmente caloroso. Pazienza. Sopravviveremo.

L’aeroporto di Delhi per i voli nazionali è in ristrutturazione e così le nostre povere orecchie continuano ad essere messe a dura prova, oltre alle nostre povere membra perché anche i sedili scarseggiano e per mangiare qualcosa si fanno equilibrismi in piedi con borse a mano, zainetto, bicchiere del caffè,  dolcetto e bottigliette dell’acqua. Poi arriva anche il momento di imbarcarsi, poi alle 6 di sera si arriva a Varanasi dove siamo prelevate da un nuovo autista assolutamente muto ma accompagnato dall’agente locale che è invece molto loquace, così come la nostra guida che ci aspetta in albergo e ci stordisce,  a me soprattutto dato che parla in inglese e pretende di essere capito anche da me, con tutta una spiega su Varanasi e sul programma che ci propone per i prossimi due giorni. Quando finalmente verso le 7 e mezzo siamo in camera ho una specie di mal di mare.

Questa è stata una giornatina un po pesante.

21 novembre – Varanasi

Per fortuna l’albergo è molto confortevole, qui ci vuole.  Diciamo che per ogni sosta cerchiamo un tocco di coccole. Un bel ristorante, un buon aperitivo, un campo da golf, oggi un buon albergo. Ieri sera ci siamo fatte portare in camera due insalate e dopo aver sistemato un po il bagaglio siamo andate a dormire. Non che si riesca subito a prendere sonno quando si hanno in testa tante immagini!

Questa mattina la nostra guida, che si è rivelata estremamente  religiosa, ci ha portato a visitare un paio di templi  e un ashram facendoci attraversare un bel po di città,  in auto naturalmente. Sul fiume ci sta tenendo sulle spine. Dobbiamo aspettare le 4 e mezzo del pomeriggio.  

Il primo tempio era nella città universitaria,  pulita e piena di verde, i contrasti continuano. Non si capisce come uno, giovane universitario,  viva tranquillamente le due realtà che lo circondano: al campus tutto in ordine, fuori tutto in disordine.  E loro camminano con lo stesso passo sia dentro che fuori. Bisogna esserci nati in un paese come questo per comprendere questa filosofia.

Comunque al tempio ne ho combinata una bella: dato che gli incensini mi hanno fatto starnutire ripetutamente,  ho dovuto soffiare il naso. Scandalo e incidente diplomatico: non ci si soffia il naso in un tempio! Ricordarselo.

Poi l’ashram: dato che è un posto per meditare me lo aspettavo più confortevole. Poi il secondo tempio, questa volta non religioso ma dedicato alla madre terra India. Praticamente un plastico della nazione con i rilievi montagnosi che la circondano.

In ogni visita si ripete il rito del togliersi le scarpe, con un metti e togli anche di calze perché giammai cammineremmo a piedi nudi.  Bisogna sapere che i percorsi non sono come le moschee di Istanbul,  tanto per fare un esempio dove ho camminato tranquilla a piedi nudi,  qui si parte da un bel po fuori,  con possibili cacche di animali vari, e anche gli interni non sono proprio a specchio. Insieme al rito delle scarpe c’è quello della mancia a chi le custodisce. E va be’.

Prima di riportarci in albergo ci fermiamo lungo la strada ad un banchetto, di quelli dove non ci sarebbe mai venuto in mente, e la nostra guida ci offre un chai (te) masala dentro ad una tazzina di coccio che poi si dovrebbe spaccare per terra. A Daniela è piaciuto, io mi sono veramente forzata perché era dolce e con il latte (una cosa che mi farebbe vomitare anche a casa), però il coccio l’abbiamo tenuto per ricordo.

Alle 4 e mezzo del pomeriggio veniamo prelevate per avviarci verso il ghat  dove assisteremo alla cerimonia della sera. Una cerimonia che si ripete tutte le sere alla stessa ora per 365 giorni l’anno!

Già il percorso per arrivarci fin dove si può in macchina è abbastanza pittoresco, quello restante da fare a piedi è da aspiranti suicidi.  La guida mi prende per mano e mi fa da scudo alle varie moto,  bici, risciò che noncuranti della folla sfrecciano a tutta birra. Daniela segue a ruota. Diciamo che malgrado la quantità di folla e il tipo di percorso non esiste il concetto di zona pedonale. Già citare il termine mi fa ridere.

Ho fatto un po di filmati perché una foto non potrebbe mai rendere l’idea. E comunque bisogna provare.

Prima girelliamo tra la folla lungo il ghat,  poi prendiamo posto su un terrazzino al secondo piano, su quello del primo piano ci sono le mucche, e aspettiamo che la cerimonia cominci. Lungo le sponde ci sono 7 altarini con 7 bramini che faranno il loro spettacolino sincronizzato circondati da una folla che assiste  sia dai gradoni delle sponde che dal fiume su una grande quantità di barche. I personaggi sono assolutamente variopinti,  ce n’è per tutti i gusti. Onestamente non saprei dire quanto ci sono e quanto ci fanno. Con tutto il rispetto per i fedeli e i pellegrini, che pare arrivino da tutto il mondo, molti mi ricordano il santone Nino Manfredi nel film “Riusciranno i nostri eroi…..”. Chi l’ha visto e se lo ricorda sa cosa voglio dire.

Comunque una bella esperienza, interessante e difficilmente ripetibile, incredibile India.

Adesso vado a dormire perché domani mattina abbiamo appuntamento alle 5,15.

22 novembre – Varanasi, con rientro a Delhi in serata

Anche questa è fatta. Tutto quello che ci si può immaginare avendo visto foto e documentari non basta a rendere l’idea di quando si è dentro la storia.  Se già ieri sera avevo avuto un anticipo di quello che vuol dire Varanasi e Gange, questa mattina è stata come una scoperta, nel senso che è molto di più di quello che ti aspetti.  

Non so se è stato meglio arrivare qui dopo un po di giorni, come dire che sono entrata gradatamente nella storia,  o se era meglio venire subito qui.  Poi il Rajasthan mi sarebbe sembrato la Svizzera.

Usciamo con il buio e attraversiamo una città ancora dormiente poi, man mano che ci si avvicina il fiume, la folla aumenta.  

Tanta gente dorme per strada, addossato ai muri, sotto delle coperte. Forme indistinte nel buio.

Come ieri sera l’auto  ci porta solo fino ad un certo punto e poi ci mettiamo in processione con la folla che scende al fiume. È sempre buio. A un certo punto sentiamo dei suoni e canti provenire da un vicoletto e la nostra guida ci fa unire al gruppo. Devo dire un po imbarazzante.  Però non possiamo tirarci indietro. Era un canto di preghiera a Shiva. Qui sono tutti così convinti che temi di offenderli.

Riprendiamo la discesa al fiume e ci ritroviamo ammassati con gente bagnata di Gange e altra che sta per bagnarsi. Saliamo su una barca a remi e iniziamo a navigare lentamente lungo le sponde dove le scene si ripetono sino ad arrivare ai ghats dove fanno le cremazioni. Grandi cataste di legna ammassate, pronte all’utilizzo,  un paio di fuochi in atto e una salma pronta con intorno, immagino, dei parenti. Siamo un po lontani e non si possono fare foto. In realtà qualcosa ho fatto ma è vero che non lo fai volentieri, già è comunque una cerimonia che dovrebbe essere privata e poi in questo ambiente ti senti veramente un guardone.

Sbarchiamo lontani da dove ci siamo imbarcati, io, Daniela e la guida e lasciamo che il nostro giovane rematore torni da solo. A questo punto ci addentriamo in un vero e proprio inferno di vicoli con la sporcizia e la povertà che ti assalgono. E pare che l’India sia ora la terza potenza mondiale. Ma credo proprio che Varanasi sia una realtà a parte. Forse c’è una specifica volontà di non cambiarla.

 

Adesso siamo in attesa di andare all’aeroporto.  Volo per Delhi, notte in un Holiday Inn vicino al terminal e domattina alle 8 si vola al sud. Pronti per una nuova realtà.  Mi aspetto grandi cose dalla natura.

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